Amplifon|Il 9% che divide gli analisti tra sconto e riscatto

· FTSE MIB

Il trimestre che ribalta il giudizio

Amplifon oggi corre in Borsa: il titolo guadagna fino al 9%, arrivando a toccare i 12,58 euro, dopo aver diffuso i conti del primo semestre 2026. I ricavi salgono a 1,186 miliardi di euro, ma il dato che scuote il mercato è la crescita organica del secondo trimestre, al 4,7%, la migliore degli ultimi due anni. L'utile netto adjusted balza del 17,1% nel trimestre, a 57,2 milioni di euro, e il free cash flow adjusted cresce del 70%.

Fino a pochi giorni fa, però, Amplifon era tra i titoli più deboli del suo settore: da inizio anno il calo sfiorava il 21%, mentre i concorrenti Demant e Sonova salivano a doppia cifra. Il 24 luglio Citi aveva alzato il giudizio a 'buy' proprio scommettendo su un punto di ingresso interessante, prima ancora di conoscere i numeri del trimestre. La domanda che il mercato si poneva era se il recupero del settore globale degli apparecchi acustici, atteso al 4% nel 2026, si sarebbe davvero visto nei conti di Amplifon.

I conti rispondono in modo netto: la crescita organica non solo accelera, ma lo fa in tutte le aree geografiche, segno che non si tratta di un rimbalzo isolato ma di un miglioramento strutturale dell'esecuzione. L'amministratore delegato Enrico Vita conferma la guidance per l'intero 2026 e parla di un avvio positivo del terzo trimestre. Il giudizio del mercato si sposta così da 'titolo in difficoltà' a 'svolta operativa confermata dai numeri'.

L'aumento di capitale che toglie un'incognita

Pochi giorni prima dei conti, Amplifon aveva chiuso un altro capitolo cruciale: l'aumento di capitale da 453 milioni di euro, tramite collocamento accelerato di 45,3 milioni di nuove azioni, pari al 20% del capitale pre-aumento. La cifra è inferiore al tetto massimo di 750 milioni indicato in precedenza, e il prezzo di emissione, 10 euro per azione, sconta solo il 6% rispetto alla chiusura di riferimento. La domanda ha superato di molte volte l'offerta.

Non tutti gli analisti festeggiano allo stesso modo. Kepler Cheuvreux definisce il tempismo dell'operazione 'inatteso', segnalando che la leva finanziaria resterà comunque intorno a 3 volte a fine 2027, e mantiene un giudizio 'hold' con target price a 10,90 euro. Banca Akros resta 'neutral' a 11,6 euro. Eppure lo stesso Kepler riconosce che il collocamento riduce l'incertezza sulla struttura di finanziamento dell'acquisizione di Gn Hearing, e Mediobanca Research parla di un elemento distintamente positivo per l'equity story.

L'operazione ha anche un effetto collaterale rilevante: il flottante di Amplifon sale dal 28% al 59% del capitale, aumentando la liquidità del titolo, mentre Ampliter, l'azionista di riferimento, scende al 38,69% del capitale ma mantiene il controllo con il 70,09% dei diritti di voto. Il capitale raccolto finanzia la componente cash dell'acquisizione di Gn Hearing, e la società precisa che non sono previsti ulteriori aumenti di capitale sul mercato: resta solo l'emissione riservata alla società danese al closing.

Perché Gn Hearing cambia la natura del titolo

L'acquisizione di Gn Hearing, annunciata a marzo per circa 2,3 miliardi di euro, non è una semplice operazione di crescita esterna: trasforma il modello di business di Amplifon, che dopo 75 anni costruiti sulla distribuzione e sui servizi entra ora nella progettazione dei microchip e nella produzione degli apparecchi acustici. Al completamento, atteso entro fine 2026, nascerà un gruppo con ricavi aggregati di circa 3,3 miliardi di euro, oltre 800 milioni di margine operativo lordo e più di 20mila dipendenti, presente in oltre cento paesi.

Il rischio non è teorico. Citi stima dis-sinergie sull'Ebitda fino a circa 40 milioni di euro entro il 2027, il doppio di quanto indicato dal management, riflettendo le turbolenze competitive già viste in operazioni simili nel settore ottico e dell'udito. A fronte di questo, Citi stima comunque un incremento dell'utile per azione di circa il 15% entro il 2029 grazie all'internalizzazione della fornitura, che oggi pesa per circa il 13% del fatturato del gruppo.

Ecco il punto che gli analisti continuano a sottolineare: nonostante il rialzo di oggi, Amplifon tratta ancora a circa 7,3 volte l'Ebitda atteso per il 2027, contro le 11 volte di Demant e le 12 volte di Sonova. Lo sconto riflette il rischio di esecuzione dell'integrazione e il peso ancora prevalente del retail nei ricavi, circa il 70% del totale. Il mercato non sta quindi premiando Amplifon come un produttore integrato a pieno titolo, ma come una scommessa sull'esecuzione.

Cosa resta da dimostrare

Dopo i conti, gli analisti si muovono ma non convergono. Mediobanca alza il target price a 13,5 euro da 13, mantenendo però il giudizio 'neutral', e nota che il titolo tratta a circa 14 volte gli utili attesi per il 2026, con margine di rivalutazione solo dopo il completamento dell'acquisizione. Intermonte, con rating 'outperform', conferma un target di 16 euro, più ottimista sulla rivalutazione del business Hearing Care standalone dopo l'aumento di capitale di maggio.

Il trimestre ha già risposto alla domanda che pesava sul titolo da inizio anno: la crescita organica sta davvero accelerando, e non è un episodio isolato. La domanda che resta aperta riguarda invece il closing dell'acquisizione di Gn Hearing, atteso entro fine anno, e la capacità del management di contenere le dis-sinergie entro le stime, evitando che superino il range del 6-8% del fatturato indicato da Citi.

Per un investitore che guarda ad Amplifon, il quadro è oggi più chiaro rispetto a un mese fa: il rischio di finanziamento è stato rimosso dall'aumento di capitale, e i conti del secondo trimestre confermano che l'accelerazione della crescita è reale. Ciò che resta da verificare è l'esecuzione dell'integrazione con Gn Hearing al closing, atteso entro la fine del 2026: solo lì si capirà se lo sconto di valutazione rispetto a Demant e Sonova comincerà davvero a chiudersi, come scommettono Citi e Intermonte, o se le dis-sinergie daranno ragione alla cautela di Kepler e Mediobanca.

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