Banco BPM-MPS|Fusione anti-Intesa il premio da 3 miliardi
L'offerta respinta e la controproposta
Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi ha bocciato l'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo, giudicando il corrispettivo implicito di 11,144 euro per azione inferiore del 1,7% al prezzo di mercato del titolo. Da quel momento Siena ha aperto un canale parallelo con Banco BPM, che il 6 giugno aveva già proposto una fusione alla pari. Oggi il Monte sale a Piazza Affari a 11,9 euro, Banco BPM a 15,8 euro: il mercato prezza già la possibilità che l'operazione di Intesa non sia l'unica strada percorribile.
Il nodo è tutto nel prezzo. Intesa Sanpaolo valuta il Monte dei Paschi 34,7 miliardi di euro ai corsi attuali, un miliardo in meno di quanto valga oggi in Borsa. Per gli azionisti di riferimento di Siena, da Delfin con il 17,5% al gruppo Caltagirone con il 13%, la differenza non è cosmetica: significa cedere il controllo a uno sconto rispetto al valore di mercato. È qui che si inserisce Banco BPM, con un progetto di fusione tra uguali che promette di preservare l'indipendenza dell'istituto senese invece di smembrarlo.
Secondo un articolo di Bloomberg, ripreso dalla stampa italiana, i consigli di amministrazione di Banco BPM e MPS starebbero studiando un'operazione di aggregazione sotto forma di merger, con una componente in contanti a favore degli azionisti di Mps. La complessità del dossier richiederebbe alcune settimane prima di una proposta finalizzata. Le date chiave restano quelle dei consigli per l'approvazione delle semestrali: Piazza Meda il 5 agosto, Rocca Salimbeni il giorno successivo. È in quella finestra che le due parti dovranno sciogliere i nodi principali, a partire dal concambio.
Il premio in contanti e la carta Generali
La vera novità emersa nelle ultime ore riguarda la struttura dell'operazione. Non si tratterebbe di una fusione in sole azioni, ma di uno schema misto: concambio più un premio in contanti per gli azionisti senesi, per rendere l'offerta competitiva rispetto ai 3 miliardi di euro cash promessi da Intesa Sanpaolo nella sua opas. Un'ipotesi allo studio è utilizzare l'eccesso di capitale del Monte, il cui CET1 si attesta al 15,9%, per distribuire una cedola straordinaria prima della fusione.
La leva individuata per finanziare il dividendo straordinario è la partecipazione del 13,3% in Assicurazioni Generali, che vale quasi 9 miliardi di euro. Una cessione, anche parziale, libererebbe liquidità immediata. Le fonti vicine al dossier, tuttavia, mostrano cautela su questa ipotesi: qualsiasi mossa sugli assetti del Leone dovrà passare al vaglio del governo, che segue con attenzione anche il peso di Crédit Agricole nell'operazione complessiva.
Per risultare più conveniente dell'offerta di Intesa, secondo i calcoli ripresi da MF-Milano Finanza, la fusione tra MPS e Banco BPM dovrebbe prevedere un concambio compreso tra 0,75 e 0,77 azioni BPM per ogni azione MPS. Il problema è che a Siena Luigi Lovaglio non dispone di una maggioranza solida in assemblea: servirà il sostegno dei due terzi degli azionisti, un'asticella che rende la componente cash e la valutazione del titolo non un dettaglio tecnico ma la condizione stessa per far passare l'operazione.
Il veto francese e i tempi di Intesa
Ogni scenario di fusione passa per il primo socio di Banco BPM, Crédit Agricole, che detiene il 29,3% del capitale di Piazza Meda. Per convincere la Banque Verte, scrive MF, serviranno un concambio competitivo rispetto a quello di Intesa e un accordo industriale con nuove partnership e sinergie. Se Mps e Banco BPM riuscissero a rendere l'operazione appetibile per gli azionisti, secondo chi segue il dossier, i francesi potrebbero non opporsi in assemblea, ma questa disponibilità resta tutta da verificare.
Il calendario mette pressione su entrambi i fronti. Il 10 settembre i soci di Intesa Sanpaolo si riuniranno per approvare l'aumento di capitale al servizio dell'opas su Mps: da quel voto in poi l'offerta entrerà nel vivo. Mps e Banco BPM hanno quindi una finestra ristretta, tra i cda di inizio agosto e l'assemblea di settembre, per presentare un progetto alternativo credibile prima che l'iniziativa di Intesa acquisisca ulteriore slancio formale.
Il quadro che emerge dalle fonti finanziarie è quello di una corsa a ostacoli su più tavoli contemporaneamente: il prezzo da offrire agli azionisti di Mps, il consenso di Crédit Agricole, e il tempo che stringe verso l'assemblea di Intesa. Nessuna delle tre condizioni è ancora risolta nei fatti riportati oggi. Per chi guarda ai titoli MPS e Banco BPM, la domanda non è più se ci sarà un'offerta alternativa, ma se riuscirà a materializzarsi in tempo utile, con un prezzo e un consenso azionario sufficienti a competere con l'opas di Intesa Sanpaolo.
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