BCE Tassi Fermi|Rialzo di Giugno

· FTSE MIB

Hormuz e l'Inflazione

Il Brent ha sfondato 126 dollari al barile in meno di 24 ore. Eppure la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi fermi al 2%. A prima vista sembra una contraddizione. In realtà è una scommessa sul tempo: la BCE non sa ancora se lo shock energetico durerà tre mesi o sei.

La scintilla è arrivata da una dichiarazione di Donald Trump. Il presidente americano ha detto di preferire la chiusura dello Stretto di Hormuz alle bombe. Una frase che ha spostato immediatamente le aspettative dei mercati sul petrolio: Oxford Economics stima che un blocco di sei mesi potrebbe portare il Brent fino a 190 dollari entro agosto. L'Iran intanto perde 160 milioni di dollari al giorno per la chiusura del suo principale canale di esportazione, con circa il 90% delle sue esportazioni petrolifere che dipendono dallo Stretto.

L'effetto sull'inflazione europea è già misurabile. Ad aprile l'inflazione dell'eurozona è salita al 3%, il livello più alto da settembre 2023. In Italia si è attestata al 2,8%, con un'impennata sui prezzi energetici. La BCE ha riconosciuto nella sua nota ufficiale che il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l'inflazione e gravando sul clima di fiducia.

Lagarde non si è sbilanciata, ma il messaggio è stato inequivocabile: più a lungo continuerà la guerra, più alto sarà l'impatto sull'inflazione. I mercati già scommettono su due rialzi nel 2026. Un sondaggio Bloomberg indica un primo aumento di 25 punti base a giugno. Le aziende dell'eurozona prevedono che i prezzi di vendita cresceranno del 3,5% nei prossimi 12 mesi, mentre i costi degli input schizzeranno del 5,8%.

Per le famiglie italiane con mutuo variabile, le simulazioni di Facile.it indicano una rata mensile che potrebbe passare dagli attuali 621 euro a 670 entro fine anno. Parallelamente, la BCE ha rilevato che le banche dell'eurozona stanno già irrigidendo i criteri per l'erogazione del credito: la percentuale netta di istituti che ha stretto i rubinetti sui prestiti alle imprese è del 10%, il livello più alto dal terzo trimestre del 2023.

C'è però una lettura alternativa che vale la pena considerare. Se il conflitto si risolvesse rapidamente, l'inflazione rientrerebbe, il rialzo di giugno salterebbe e le banche italiane ne beneficierebbero immediatamente. Intesa Sanpaolo ha appena annunciato il miglior risultato della sua storia: 9,3 miliardi di utile netto nel 2025, con ROE al 18%. Gli analisti vedono upside fino al 39% su UniCredit se la BCE alza i tassi come atteso. Ma questa proiezione è valida solo se lo scenario energetico rimane avverso abbastanza a lungo da giustificare la stretta.

PIL a +0,2% | Il Nodo Industria

L'economia italiana cresce ancora, ma il margine si assottiglia. Nel primo trimestre del 2026, il PIL è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, in calo dal +0,3% di fine 2025. La crescita acquisita per l'intero anno si attesta allo 0,5%: è il livello che resterebbe anche in caso di stagnazione completa nei prossimi tre trimestri.

Il dettaglio settoriale rivela la struttura del problema. I servizi reggono e tirano la crescita. L'industria e l'agricoltura segnano entrambe una contrazione. La domanda interna è debole; sono le esportazioni a sostenere il PIL. In un contesto di guerra e blocco navale, questa dipendenza dall'export è un fattore di vulnerabilità aggiuntivo.

Stellantis fotografa bene questa fragilità industriale. Nel primo trimestre del 2026, il gruppo è tornato all'utile con 400 milioni di euro netti e ricavi a 38,1 miliardi, in crescita del 6%. Eppure il titolo è crollato fino al 9% in apertura. Il mercato non ha guardato all'utile: ha guardato al flusso di cassa industriale, ancora negativo per 1,9 miliardi. Il margine operativo al 2,5% è lontano dagli standard storici del settore. Gli investitori attendono l'Investor Day del 21 maggio, dove il CEO Antonio Filosa dovrà spiegare la traiettoria del cash flow. Senza un piano credibile, il titolo resta esposto.

Confesercenti ha lanciato un allarme più diretto: con i prezzi in salita e la crescita che frena, esiste il rischio concreto che il PIL del secondo trimestre risulti negativo. Non è uno scenario di base, ma è lo scenario avverso che la BCE sta già monitorando. Svimez ha stimato due percorsi: se la guerra finisse presto, il PIL perderebbe 0,3 punti percentuali rispetto alle attese; se si prolungasse oltre sei mesi, il calo raggiungerebbe 0,5 punti quest'anno e continuerebbe nel 2027, con effetti più pesanti al Sud dove la rigidità dei prezzi amplifica lo shock.

Il peso si trasferisce sui salari reali. L'inflazione erode il potere d'acquisto senza che i contratti salariali possano adeguarsi in tempo. Le aziende prevedono una crescita delle retribuzioni del 2,8%, contro un'inflazione che minaccia di superare il 3%. Il differenziale è una tassa silenziosa sui consumi delle famiglie, che comprime la domanda interna proprio nel momento in cui l'industria ha più bisogno di domanda per tornare a crescere.

Il nodo centrale è il seguente. La BCE si riunirà di nuovo a giugno con dati più completi sul costo dell'energia. Se l'inflazione non rientra, il rialzo dei tassi diventa quasi certo. Un rialzo rafforza i margini delle banche e segnala la fine della fase espansiva del credito facile. Le imprese italiane, che già faticano ad accedere ai prestiti in un contesto di avversione al rischio crescente, si troverebbero davanti a condizioni di finanziamento più costose proprio mentre la domanda interna rallenta.

Il segnale da monitorare nelle prossime settimane è il prezzo del Brent. Se dovesse stabilizzarsi sotto 110 dollari, la probabilità del rialzo BCE di giugno diminuisce e il quadro si apre verso uno scenario più favorevole. Se invece dovesse mantenersi sopra 120, il rialzo è quasi scontato e il secondo trimestre italiano sarà il vero banco di prova: sia per Stellantis, sia per l'economia nel suo complesso. Il segnale che smentirebbe questa lettura sarebbe un accordo di cessate il fuoco prima di giugno, scenario che i mercati oggi attribuiscono una probabilità ancora bassa.

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