Big Tech e AI|Tagli e volatilità
Il paradosso AI
Meta ha annunciato il taglio di ottomila posti di lavoro, mentre Microsoft ha avviato un piano di uscite volontarie per il 7% della sua forza lavoro negli Stati Uniti, pari a circa ottomila settecento dipendenti. Complessivamente, in una sola settimana sono state eliminate oltre ventitremila posizioni. Nonostante ciò, entrambe le società hanno confermato investimenti nell'intelligenza artificiale senza precedenti: Meta sta destinando miliardi alle infrastrutture, mentre Microsoft ha previsto una spesa in conto capitale tra i 110 e i 120 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2026, segnando un incremento del 66% rispetto all'anno precedente. Questa divergenza tra licenziamenti e investimenti record non è una casualità, ma rappresenta il fulcro del loro attuale modello di business.
Nell'ultimo trimestre, la divisione cloud Azure di Microsoft è cresciuta del 39% su base annua, con un backlog commerciale che ha raggiunto i 625 miliardi di dollari, in aumento del 110%. Gli investimenti nell'AI stanno producendo risultati, ma impongono una ristrutturazione delle mansioni umane. Il programma di incentivi all'esodo di Microsoft è rivolto a senior director e profili inferiori la cui somma tra età anagrafica e anni di servizio sia pari o superiore a settanta. Non si tratta di una riduzione dei costi dettata dal panico, bensì di una rimodulazione dell'organigramma per adattarsi a un modello operativo incentrato sull'intelligenza artificiale. In seguito all'annuncio, il titolo Microsoft ha ceduto il 4%, registrando la peggiore seduta da febbraio e portando il ribasso da inizio anno a circa il 14%.
La reazione dei mercati riflette l'ansia degli investitori: il timore non riguarda la validità della scommessa sull'AI, ma il rischio che le spese superino i rendimenti misurabili prima che i margini possano assorbire la pressione. Nonostante ciò, cinquantacinque analisti mantengono un rating "Buy" o "Strong Buy" su Microsoft, con un target price di consenso vicino ai 580 dollari, contro una chiusura di giovedì intorno ai 415. La tesi rialzista si basa sulla crescita composta di Azure e sui guadagni di produttività generati internamente dall'AI. Il rischio principale resta il fattore tempo: se l'efficienza derivante dall'IA dovesse impiegare due o tre anni per riflettersi sui margini operativi, l'attuale piano di tagli verrebbe interpretato come un segnale anticipatore di una futura pressione sulla redditività.
Crisi software
Contemporaneamente all'annuncio di Microsoft, i risultati trimestrali di ServiceNow hanno innescato una pesante correzione nel settore del software enterprise. ServiceNow ha perso il 18% in una singola seduta, trascinando Salesforce in ribasso del 9%, nonostante l'assenza di notizie specifiche sulla società. Il contagio si è esteso a tutto il comparto, portando i titoli del cloud software ai minimi di diversi mesi e spingendo l'indice Nasdaq del software verso la peggiore settimana dall'inizio del 2025.
Il crollo di ServiceNow è stato causato da fattori specifici: lo slittamento di alcuni contratti "on-premise" in Medio Oriente dovuto alle tensioni legate al conflitto in Iran. Questo ha generato un impatto negativo di 75 punti base sui ricavi da abbonamenti, un dato non previsto dagli analisti. Parallelamente, le previsioni sui margini sono state riviste al ribasso a causa dei costi di acquisizione legati all'operazione Armis da 7,75 miliardi di dollari. Banche d'affari come Goldman Sachs, Jefferies, Piper Sandler, BTIG, Canaccord e KeyBanc hanno tagliato i target price in poche ore. Sebbene la maggior parte abbia mantenuto il rating "Buy", i prezzi obiettivo sono scesi da un range di 175-200 dollari a una fascia tra 85 e 165 dollari. ServiceNow segna ora un calo del 45% da inizio anno.
Il tema di fondo è il repricing dei rischi legati alla "disruption" dell'AI nel software enterprise. Tra il 2024 e l'inizio del 2025, gli investitori hanno pagato multipli a premio ipotizzando che l'automazione dei flussi di lavoro accelerasse l'adozione del software. La battuta d'arresto di ServiceNow solleva un interrogativo critico: se anche le piattaforme che dovrebbero beneficiare dell'integrazione dell'AI subiscono rinvii nei contratti e compressione dei margini, quanto è sostenibile il premio di crescita del settore? L'analyst day di ServiceNow del 4 maggio sarà decisivo; il management dovrà fornire risposte su monetizzazione dell'AI, integrazione di Armis e pipeline in Medio Oriente. Fino ad allora, il settore rimarrà sotto pressione per l'incertezza, in attesa di prove di una tenuta strutturale.
Petrolio e Chip
Mentre il comparto software cedeva, emergevano due forze contrastanti sottotraccia. Il conflitto in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno spinto il prezzo del greggio sopra i cento dollari al barile, portando l'inflazione al consumo negli Stati Uniti ai massimi da due anni. United Airlines ha tagliato le stime di utile annuo da undici a sette dollari per azione, avvertendo che le tariffe estive potrebbero aumentare del 15-20%. Lufthansa ha cancellato ventimila voli. Lo shock energetico sta influenzando ogni struttura di costo dipendente da carburanti, logistica o input chimici.
Tuttavia, dopo la chiusura dei mercati di giovedì, i risultati di Intel hanno alleviato le tensioni nel settore dei semiconduttori. Intel ha riportato un utile per azione di ventinove centesimi su ricavi per 13,6 miliardi di dollari, superando ampiamente il consenso di Wall Street che stimava un EPS di un centesimo e ricavi per 12,4 miliardi. Per il secondo trimestre, la società prevede ricavi tra 13,8 e 14,8 miliardi, contro i 13,1 miliardi attesi. Il titolo è balzato del 15% nell'after-hours, trascinando AMD (+4%) e ARM Holdings. Il CEO Lip-Bu Tan ha attribuito i risultati alla transizione dall'addestramento dei modelli AI verso i carichi di lavoro di inferenza e agentici, un cambiamento che sostiene la domanda per le CPU e il packaging avanzato di Intel.
L'evidenza suggerisce un mercato in fase di biforcazione: l'hardware per le infrastrutture AI continua a correre, mentre il software applicativo affronta un ridimensionamento delle valutazioni. La logica è che chip e potenza di calcolo rappresentino le "pale e i picconi" della rivoluzione AI: la domanda è più visibile, contrattualizzata e meno esposta ai ritardi rispetto agli abbonamenti software. Questa tesi resterà valida finché proseguiranno i cicli di spesa in conto capitale. Se Meta o Microsoft dovessero segnalare una pausa negli investimenti infrastrutturali — ipotesi finora smentita dai loro piani — il rally dell'hardware perderebbe il suo supporto narrativo. I benchmark da monitorare prima del weekend sono i risultati trimestrali di Microsoft e Alphabet previsti per il 29 aprile. Se la crescita di Azure e Google Cloud si manterrà sopra il 35%, il trade sulle infrastrutture AI sopravviverà alla crisi del software; in caso contrario, il sell-off di giovedì sarà visto come l'inizio di una correzione più profonda e generalizzata.