BTP a 75 punti|Piazza Affari crolla, lo spread non segue

· FTSE MIB

Una giornata di fuoco a Piazza Affari: Hormuz decide i mercati

Il petrolio ha guadagnato il 4,32% in un solo pomeriggio. Il FTSE MIB ha chiuso a -1,35%. E il BTP decennale rendeva il 3,75%, con uno spread a 75 punti base. Tre numeri che non vanno nella stessa direzione.

Lunedì 20 aprile i mercati europei si sono svegliati in una situazione radicalmente diversa rispetto alla chiusura di venerdì. Il venerdì era stato segnato da un raro ottimismo: l'Iran aveva annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz, e le Borse avevano reagito con un rimbalzo deciso. Poche ore dopo, Teheran aveva fatto marcia indietro. Il cessate il fuoco — che scade mercoledì — sembrava destinato a non essere rinnovato. Trump ha dichiarato a Bloomberg che il rinnovo è "altamente improbabile". Un cacciatorpediniere della Marina americana ha aperto il fuoco su un cargo iraniano nel Golfo dell'Oman, la prima intercettazione dall'inizio del blocco navale. Il titolo dell'agenzia Teleborsa sintetizzava la giornata: "Chiudono in netto calo le Borse europee mentre Trump allontana le possibilità di prolungare la tregua."

A Francoforte -1,15%, Parigi -1,12%, Milano -1,35%. Wall Street ha tenuto meglio, con l'S&P 500 a -0,37%. Nel listino milanese hanno retto solo i titoli energetici: Tenaris +3,93%, Nexi +3,77%, Saipem +3,18%, Eni +2,50%. Una giornata da manuale per chi segue il settore energy in tempo di crisi geopolitica.

Sullo sfondo si aggiungeva la stagione dei dividendi. Per la prima volta nel 2026, lunedì 20 aprile ha segnato il primo stacco di cedole del FTSE MIB. Come spiega Borsa Italiana, nelle giornate di stacchi multipli il FTSE MIB — che è un indice di prezzo, non total return — registra cali tecnici automatici. Una parte della discesa di lunedì era quindi attesa, prevedibile, fisiologica. Il crollo visibile non era tutto reale.

Però il petrolio non mente: il Brent è tornato sopra 95 dollari al barile. Il gas TTF ha chiuso a 39,7 euro al megawattora, in crescita del 2,48%, come riportato dall'ANSA. Le commodity energetiche prezzavano un rischio reale, non tecnico.

Lo spread che non si è mosso: il dato che cambia la lettura della giornata

In una giornata come questa, ci si aspetterebbe uno spread BTP-Bund in allargamento netto. In passato, ogni escalation in Medio Oriente ha portato tensioni sui titoli di Stato periferici. Nel 2019, dopo l'attacco alle raffinerie saudite, i BTP avevano reagito con movimenti superiori ai 10 punti base in poche ore. Quando la crisi iraniana si era riaperta nel gennaio 2020 con l'uccisione di Soleimani, lo spread italiano aveva raggiunto picchi di 170 punti base nel giro di settimane.

Lunedì 20 aprile 2026, con un destroyer americano che spara su una nave iraniana e il cessate il fuoco a 48 ore dalla scadenza, lo spread BTP-Bund si è fermato a 75 punti base. Tre punti in più rispetto alla chiusura di venerdì. Meno dei livelli di apertura di buona parte della scorsa settimana.

Il mercato obbligazionario italiano non ha avuto paura. O meglio: ha avuto esattamente la stessa quantità di paura di sempre, non una unità in più.

Perché? Il quadro è articolato. La crisi di Hormuz è reale, ma i negoziatori americani erano già in Pakistan per un nuovo round di colloqui la stessa sera. Il mercato non prezza la rottura definitiva: prezza la negoziazione permanente, con tensioni controllate. C'è poi un secondo fattore. I BTP non vivono più in isolamento: il rendimento del Bund tedesco si assesta al 3%, il che significa che anche un BTP al 3,75% appare competitivo nel contesto obbligazionario europeo. L'attrazione del rendimento italiano — in un'era in cui i tassi rimangono elevati — agisce da ammortizzatore.

Detto questo, c'è una premessa che regge l'intero schema. L'Iran deve rimanere nella posizione di chi negozia, non di chi attacca infrastrutture. Se Teheran decidesse di chiudere Hormuz in modo permanente, o di colpire obiettivi strategici fuori dal golfo, il mercato obbligazionario risponderebbe in modo diverso. Quella eventualità non è nel prezzo di lunedì.

Andrea Orcel, nel frattempo, sceglieva questa stessa giornata per presentare un piano in cui UniCredit, con l'acquisizione di Commerzbank, arriverebbe a 21 miliardi di euro di utile netto nel 2030 e a ricavi di 45 miliardi. Un piano presentato mentre i mercati bruciavano. La Germania diventerebbe il primo Paese del gruppo. Orcel ha usato parole precise: Commerzbank "non è adeguatamente preparata per il futuro" e presenta "debolezze strutturali" mascherate da fattori favorevoli temporanei. Non è un'offerta silenziosa. È una pressione pubblica.

Eni, dal canto suo, aveva annunciato nella stessa settimana la scoperta del giacimento Geliga-1 in Indonesia: 140 miliardi di metri cubi di gas in posto. Per avere un termine di paragone: le riserve estraibili dell'intero sottosuolo italiano ammontano a circa 40 miliardi di metri cubi. Il giacimento indonesiano è cinque volte le riserve nazionali italiane, e si trova a 20 chilometri da un altro giacimento non ancora sviluppato, Gula. La campagna esplorativa continuerà con altri tre pozzi nel 2026-2027. Il titolo Eni ha chiuso in rialzo del 2,5%.

Cosa succede se mercoledì il cessate il fuoco salta

La variabile decisiva non è nei numeri di lunedì. È in quello che accadrà mercoledì, quando il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran scadrà formalmente.

Tre scenari sono aperti. Nel primo, i negoziati di Islamabad producono una proroga tecnica — anche di 72 ore. I mercati tornano all'ottimismo di venerdì, il petrolio scende sotto 90 dollari, lo spread si chiude verso 70. Nel secondo, nessun accordo viene raggiunto ma nessuna escalation militare concreta si verifica nei giorni immediatamente successivi. I mercati rimangono in questo equilibrio nervoso: Borse deboli, spread contenuto, petrolio volatile tra 85 e 95 dollari. Nel terzo, il cessate il fuoco collassa e seguono azioni militari significative. In questo caso il modello degli spread del 2020 torna d'attualità: +20/+30 punti base in pochi giorni, con BTP intorno a 100. Le utility italiane — Terna, Enel, Snam — che come riportato da Money.it potrebbero già affrontare un aumento di costi energetici fino a 21 miliardi per le imprese nel 2026, si troverebbero in una posizione ancora più difficile.

La lettura di fondo dei BTP suggerisce che il mercato considera il primo o il secondo scenario come dominanti. Quella scommessa ha tenuto finora. Ha tenuto nonostante il cargo iraniano intercettato. Ha tenuto nonostante le parole di Trump.

Tiene perché c'è ancora un tavolo negoziale aperto. Il benchmark da seguire è semplice: se i colloqui di Islamabad producono anche solo una dichiarazione congiunta entro mercoledì sera, lo spread rimarrà sotto 80. Se i colloqui falliscono senza alcuna comunicazione, 80 è il primo livello da monitorare, 90 il secondo.

Le aste dei BTP sono già in calendario dal 24 aprile. Il mercato dovrà rispondere con i soldi, non con le parole.

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