Chip Nvidia in Cina e BYD su Stellantis|STM e Cassino a rischio svolta?
Il via libera H200
Giovedì Piazza Affari ha superato i 50.000 punti per la prima volta, con STMicroelectronics che guadagnava oltre il 2%. Ma il dato di superficie nasconde una tensione: il rally di STM non nasce da ordini propri, bensì dal timore che l'accordo sui chip tra Washington e Pechino cambi la gerarchia globale dei fornitori di semiconduttori.
Il vertice Trump-Xi a Pechino ha prodotto la prima apertura concreta sulle esportazioni di chip AI. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha autorizzato la vendita degli H200 di Nvidia a dieci aziende cinesi — tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance — con un tetto di 75.000 unità ciascuna. Prima delle restrizioni, la Cina rappresentava il 13% dei ricavi di Nvidia e quasi un quarto del fatturato complessivo. Jensen Huang, convocato da Trump in extremis nella delegazione americana, stima che il mercato AI cinese valga da solo 50 miliardi di dollari nel 2026.
Il flusso di capitale si è mosso in modo preciso: acquisti di investitori esteri su Nvidia e STM hanno spinto al rialzo l'indice tech europeo, con il comparto dei semiconduttori come vettore di trasmissione. La logica non è che STM venderà direttamente in Cina, ma che un mercato cinese dell'AI riaperto aumenta la domanda aggregata di chip — e STM, esposta alla catena di fornitura globale dei semiconduttori, intercetta quella domanda.
Eppure l'accordo non è ancora chiuso. Pechino non ha ancora autorizzato gli acquisti: il governo cinese frena per non indebolire Huawei e l'industria domestica dei chip. I falchi dell'amministrazione Trump restano contrari. Washington pretende che il 25% dei ricavi di ogni vendita ritorni negli USA, condizione che Pechino considera una backdoor commerciale. Il rally di STM ha incorporato un accordo che, alla chiusura dei mercati, non aveva ancora prodotto una singola consegna.
BYD, Cassino e Mirafiori
Il chip H200 ha aperto una crepa nella frontiera tecnologica, ma la stessa settimana ha aperto una crepa nell'industria automobilistica italiana — e questa seconda apertura è più concreta della prima.
Stella Li, vicepresidente di BYD, ha confermato a Londra di essere in trattativa con Stellantis e altri costruttori europei per rilevare stabilimenti sottoutilizzati. L'Italia è nella short list: Cassino e Mirafiori sono i siti esplicitamente nominati. Cassino ha prodotto 2.916 veicoli nel primo trimestre 2026, un calo del 37%, con attività limitata a cinque o sei giorni al mese. Mirafiori non riesce a saturare la capacità con la sola 500 ibrida. BYD preferirebbe gestire gli impianti direttamente, senza joint venture, per semplicità amministrativa. La dirigente ha anche definito Maserati "molto interessante", lasciando aperta l'ipotesi di acquisizione del marchio.
Il mercato ha risposto con precisione: Stellantis ha guadagnato il 3% in una sola seduta, massimo movimento del titolo da settimane. Gli acquisti sono venuti da fondi specializzati nel settore auto europeo, che leggono nell'interesse di BYD una valutazione implicita degli asset industriali di Stellantis superiore ai prezzi correnti. Da inizio anno il titolo perdeva quasi il 30%: l'interesse cinese ha funzionato da rivalutazione di garanzia sugli impianti, non da prospettiva industriale.
Il CEO di Stellantis, Antonio Filosa, ha escluso cessioni drastiche di marchi, ma ha rinviato al Capital Markets Day del 21 maggio per i dettagli. Maserati ha chiuso il 2025 con una perdita vicina a 840 milioni. McKinsey è già al lavoro su opzioni di rilancio che includono spin-off o alleanze industriali. BYD non ha intrapreso alcuna azione formale, ha precisato Stella Li — ma il solo annuncio delle trattative ha già mosso il capitale. Se il 21 maggio Filosa non presenterà una traiettoria credibile per Cassino e Mirafiori, il mercato tornerà a guardare verso Pechino per una risposta.
Il nodo che resta aperto
Due forze hanno mosso Piazza Affari giovedì: la riapertura tecnologica tra USA e Cina, e l'offensiva industriale cinese sull'auto europea. Entrambe partono dalla stessa fonte — l'espansione globale di Pechino — ma producono effetti opposti sul rischio domestico italiano.
Sul versante chip, STM è salita sulla scia di Nvidia. Ma se l'accordo H200 non si concretizza — se Pechino blocca gli ordini per proteggere Huawei — il rally non ha fondamenta operative, e la vendita rifluirà esattamente da dove è partita: dagli acquisti esteri sul tech europeo. Il benchmark da monitorare è semplice: la prima consegna fisica di chip H200 a un'azienda cinese. Senza quella, l'accordo resta un comunicato politico.
Sul versante auto, il Capital Markets Day di Stellantis del 21 maggio è il test concreto. Se Filosa presenterà un piano industriale per Cassino che non dipende da BYD, il titolo consolida il rimbalzo. Se il piano resta vago, l'unico acquirente credibile per gli impianti italiani rimane il concorrente cinese — e il mercato presterà il 3% di giovedì come anticipo di una trattativa che cambierebbe la mappa della manifattura italiana.
Le due storie si toccano in un punto: entrambe dipendono da una controparte cinese che deve decidere se muoversi. Pechino ha bloccato gli ordini H200 per non cedere tecnologicamente. BYD si muove lentamente per non esporsi politicamente. Il leaning è che almeno una delle due posizioni ceda prima della fine di maggio — ma quale, e in quale direzione, determinerà se il rialzo di giovedì era un inizio o un rimbalzo.
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