EasyJet, offerta da 4,7 miliardi respinta tre volte|il titolo resta al 17% sotto la proposta

· FTSE MIB

Il terzo rifiuto e il paradosso del prezzo

EasyJet ha respinto per la terza volta l'offerta di acquisizione di Castlelake da 625 pence per azione, equivalente a 4,74 miliardi di sterline. Il board ha definito la proposta "altamente opportunistica" e non nell'interesse degli azionisti. Qui si apre la contraddizione centrale: se l'offerta incorpora un premio del 59% rispetto al prezzo del 28 maggio, perché il titolo EZJ tratta a 5,18 sterline, cioè al 17% sotto l'offerta stessa? Il bottleneck non è la valutazione di EasyJet, ma la credibilità che l'operazione si concluda. Il mercato non sconta EasyJet come impresa: sconta la probabilità che Castlelake formalizzi mai un'offerta vincolante. Castlelake ha reso pubblica la proposta dopo i tre rifiuti del board, rivolgendosi direttamente agli azionisti. La scadenza è fissata per giovedì 26 giugno alle ore 17 di Londra: entro allora il fondo deve presentare un'offerta vincolante o ritirarsi per i successivi sei mesi. Il titolo ha risposto con un rialzo intraday del 3,2%, ma quella distanza del 17% dall'offerta racconta una storia diversa da quella del board.

Chi ha ragione: il board o il mercato?

EasyJet afferma che gli utili sono cresciuti del 46% negli ultimi due anni e che l'obiettivo a medio termine è un utile ante imposte superiore a 1 miliardo di sterline. Il board sostiene che le offerte di Castlelake si basano su un prezzo temporaneamente depresso dalla crisi in Medio Oriente, che ha penalizzato le compagnie aeree e fatto salire il costo del carburante. Castlelake replica che il premio del 59% rispetto al 28 maggio è già abbondante e che il board mostra "riluttanza a impegnarsi in un dialogo costruttivo." Questo è il conflitto reale tra le due narrative: EasyJet considera la prima metà dell'esercizio — con una perdita ante imposte di 745 milioni di dollari — un dato contingente e non rappresentativo; Castlelake considera invece quel dato la base corretta per prezzare l'operazione. Il paradosso sepolto è che entrambe le parti usano gli stessi numeri per conclusioni opposte. La perdita da 745 milioni è per il board una distorsione temporanea; per Castlelake è il multiplo corretto su cui calibrare il premio. Dan Coatsworth di AJ Bell ha osservato che "il mercato non crede che Castlelake riuscirà nell'intento" — e questo è il vero giudizio: non che EasyJet valga poco, ma che la struttura dell'offerta non sia realizzabile. EasyJet stessa ha sollevato dubbi sulla "struttura proprietaria opaca" di Castlelake e sull'elevato livello di indebitamento previsto: Goldman Sachs è stato indicato come organizzatore del debito, ma non si tratta di un impegno vincolante.

Il vincolo che il mercato prezza prima del board

Il nodo strutturale che spiega l'haircut del mercato non è il premium: è la regolamentazione europea sulla proprietà dei vettori aerei. Le norme UE impongono che le compagnie aeree siano controllate in maggioranza da soggetti dell'Unione Europea, e questo vincolo rende ogni acquisizione da parte di un fondo americano strutturalmente complessa. Castlelake ha cercato di aggirare il limite coinvolgendo Peter Bellew — ex COO di EasyJet e già CEO di Ryanair e Malaysia Airlines — e Mark Breen, CEO di Oneiros Aerospace, come soci europei con il 51% della società veicolo che lancerebbe l'offerta. Ma il board di EasyJet ha risposto che questa struttura è "opaca" e non fornisce "alcuna base per valutarne la fattibilità." Il mercato sta prezzando esattamente quel giudizio: la distanza del 17% dall'offerta non è arbitraggio, ma sconto sul rischio di esecuzione. C'è un ulteriore elemento di pressione: Stelios Haji-Ioannou, fondatore di EasyJet, controlla il 15,3% del capitale. La sua posizione sull'offerta non è stata resa pubblica. I fondi istituzionali detengono circa il 70% del capitale e sono loro a decidere se fare pressione sul board entro il 26 giugno. Air France-KLM ha lasciato intendere che gli asset di EasyJet potrebbero risultare interessanti per il settore: questo segnale apre un'alternativa di consolidamento che potrebbe essere esplorata se Castlelake si ritira.

La scadenza del 26 giugno come discriminante

Entro giovedì 26 giugno alle ore 17 di Londra, Castlelake deve scegliere tra formalizzare un'offerta vincolante o dichiarare la rinuncia per i successivi sei mesi. È questa scadenza il discriminante reale, non l'offerta in sé. Chi detiene EZJ oggi — con il titolo a 5,18 — ha già guadagnato il 27% da quando Castlelake ha rivelato il suo interesse il 29 maggio. La domanda per il holder è se tenere in attesa di una quarta offerta o realizzare ora quella plusvalenza. Chi osserva dall'esterno deve valutare se entrare speculando sul rialzo verso i 625 pence o accettare che la probabilità di successo sia strutturalmente bassa. Il contro-argomento di peso è che EasyJet stessa riconosce la propria strategia come solida e non ha intenzione di aprire trattative: tre rifiuti unanimi del board in dieci giorni non lasciano spazio a una lettura diversa. Il posizionamento più razionale è di postura: il holder osserva se Castlelake formalizza entro il 26 giugno — quella è l'unica conferma che cambia il quadro. Se Castlelake si ritira, il titolo tornerà verso i livelli pre-OPA, cancellando buona parte del 27% di guadagno accumulato. Se formalizza, si apre la partita degli azionisti istituzionali — e in quel caso il 15,3% di Stelios diventa il voto che determina l'esito. Il watcher non ha un punto di entrata fino a quella conferma: il 17% di sconto sull'offerta non è un'opportunità, è il prezzo del rischio regolamentare e strutturale che il mercato ha già calcolato.

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