Ferragamo torna allutile|Ripresa vera o rimbalzo?

· FTSE MIB

Ritorno all’utile, ma non ancora al rilancio

Salvatore Ferragamo è tornata all’utile, ma questo non basta per dire che il rilancio sia compiuto. Nel primo semestre 2026 il gruppo ha registrato 1,5 milioni di euro di utile netto e 21 milioni di risultato operativo. Il segnale è positivo, ma racconta soprattutto un miglioramento dei margini, non ancora una forte espansione delle vendite.

Ricavi in recupero, con l’effetto cambi

I ricavi sono stati pari a 468 milioni: -1,3% a cambi correnti, ma +1,9% a cambi costanti. Nel secondo trimestre la crescita è stata più convincente, con ricavi a 259 milioni, in aumento del 4,6% a cambi costanti. È quindi in corso un recupero, ma ancora contenuto e sensibile all’effetto valutario.

Il nuovo motore sono i canali diretti

La trasformazione più importante riguarda i canali. Il wholesale è calato dell’11,2% a cambi costanti, mentre il direct-to-consumer è cresciuto del 6,1% nel semestre e del 6,6% nel secondo trimestre. La società attribuisce il miglioramento a una maggiore incidenza delle vendite a prezzo pieno, a prodotti di valore più elevato, a un miglior tasso di conversione e a un aumento dello scontrino medio.

Più margine, ma meno copertura

Questo spiega perché Ferragamo può guadagnare di più anche senza vendere molto di più. Il margine lordo è salito dal 67,7% al 69,2% e l’EBITDA è passato da 73 a 90 milioni. Vendere direttamente al cliente finale consente più controllo sul prezzo e sull’esperienza del marchio; vendere meno attraverso il wholesale riduce però anche la copertura distributiva. Il nuovo mix sta migliorando la qualità dei ricavi, ma sta sostituendo solo in parte il volume perso all’ingrosso.

L’utile beneficia anche dei costi più bassi

C’è poi un elemento che limita l’entusiasmo. Il confronto con il 2025 è condizionato da svalutazioni rilevanti: il risultato operativo adjusted dell’anno precedente era negativo per 3 milioni, mentre l’utile netto adjusted era una perdita di 16 milioni. Inoltre, i costi operativi sono diminuiti del 6,4% rispetto alla base adjusted. Una parte del ritorno all’utile deriva quindi dall’efficientamento e dal controllo dei costi, non soltanto da una domanda finalmente rinvigorita.

Una posizione finanziaria più solida

La situazione finanziaria lascia comunque al gruppo spazio per proseguire. La posizione finanziaria netta adjusted è positiva per 125 milioni, contro 119 milioni un anno prima, mentre gli investimenti sono saliti da 16 a 18 milioni, soprattutto per il rinnovamento della rete distributiva. È una condizione più solida per finanziare il cambiamento, non la prova che il cambiamento abbia già prodotto risultati duraturi.

La domanda chiave resta il wholesale

Per un azionista, la lettura corretta non è né “Ferragamo è guarita” né “l’utile è irrilevante”. Il dato mostra una transizione concreta verso un modello più diretto, selettivo e orientato al prezzo pieno. Per chi osserva il titolo, però, il punto decisivo resta il wholesale: finché continuerà a scendere, la crescita del direct-to-consumer dovrà prima compensare la perdita di volume e poi creare espansione.

Miglioramento avviato, struttura ancora da provare

Le evidenze disponibili coprono un semestre e un trimestre, quindi indicano un ciclo di miglioramento già avviato, ma non certificano ancora un cambiamento strutturale. Manca una guidance numerica o un appuntamento operativo datato che permetta di misurare in anticipo la tenuta del piano. L’incertezza decisiva è se Ferragamo riuscirà a trasformare margini migliori e vendite dirette in crescita complessiva, oppure se l’utile resterà il risultato temporaneo di un mix più favorevole e di costi più bassi.

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