Ferrari|Conti record, titolo giù il paradosso delle consegne -3,7%

· FTSE MIB

I conti battono le attese, ma il titolo non festeggia

Ferrari ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi netti di 1,938 miliardi di euro, in crescita dell'8% sull'anno precedente, e dell'11% a cambi costanti. Il dato ha superato le attese di Mediobanca, che stimava 1,87 miliardi. Anche l'ebit, salito a 605 milioni con un margine del 31,2%, ha battuto le stime degli analisti.

Nonostante numeri superiori al consensus, la reazione del mercato è stata tutt'altro che lineare. A Piazza Affari il titolo Ferrari era arrivato a guadagnare circa il 4-5%, salvo poi invertire la rotta nel pomeriggio e passare in territorio negativo, con un calo superiore all'1%. È il primo segnale che qualcosa nella lettura degli investitori non coincide con il comunicato ufficiale.

La domanda centrale di questo video è semplice da porre e complessa da rispondere: se Ferrari ha battuto le stime su ricavi, margini e utile, perché gli investitori hanno preferito vendere invece di comprare? La risposta provvisoria sta in un dettaglio che il titolo dei giornali non racconta: le consegne.

Il paradosso delle consegne in calo

Nel trimestre Ferrari ha consegnato 3.366 vetture, 128 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, un calo del 3,7%. È un dato che stona con la crescita a doppia cifra dei ricavi, e proprio questa distanza tra volumi e valore è la chiave per capire la reazione del mercato.

Ferrari cresce nonostante consegni meno auto perché il vero motore dei ricavi sono le personalizzazioni e il mix di modelli ad alto margine, non i volumi. L'amministratore delegato Benedetto Vigna ha parlato di un trend sostenuto delle configurazioni su misura che permette di alzare la guidance senza aumentare la produzione. È una strategia che premia l'esclusività, ma che rende il titolo più sensibile a ogni segnale sui volumi futuri.

Dietro il dato aggregato si nasconde una geografia preoccupante: le consegne sono crollate del 21% nelle Americhe e del 32,5% in Cina, compensate solo in parte dal +13% dell'area Emea. Gli investitori più cauti potrebbero leggere in questi numeri un segnale di domanda debole nei mercati chiave, anche se Vigna lo attribuisce alla rotazione tra i modelli in uscita e quelli appena lanciati.

La guidance alzata e la scommessa Luce

Ferrari ha rivisto al rialzo le previsioni per l'intero 2026: ricavi netti attesi a circa 7,6 miliardi di euro, contro i 7,5 miliardi precedenti, ed ebitda adjusted di almeno 2,97 miliardi. Vigna ha sottolineato che il portafoglio ordini copre interamente il 2027, una visibilità che pochi produttori di auto possono vantare oggi.

A rafforzare la narrazione di domanda solida arriva la prima Ferrari elettrica, la Luce, che secondo fonti interne citate dal Financial Times avrebbe già raggiunto a luglio l'obiettivo di vendita fissato per l'intero 2026, circa 500 vetture, a poco più di due mesi dal lancio e con un prezzo di partenza sopra i 550 mila euro. Eppure proprio questo successo commerciale non ha impedito al titolo di girare in negativo nella stessa seduta.

L'utile netto è salito del 9% a 463 milioni di euro e il free cash flow industriale è balzato del 39% a 276 milioni, numeri che di norma sosterrebbero il titolo. Ma con un portafoglio ordini già visibile fino al 2027 e consegne in flessione strutturale nei mercati americano e cinese, il vero banco di prova per Ferrari non è più il trimestre appena chiuso, bensì la capacità di dimostrare che il calo dei volumi resta una scelta di scarsità voluta e non un segnale di domanda in indebolimento nei mercati più importanti.

Link copied