Ferretti sotto controllo cinese|il Golden Power decide tutto

· FTSE MIB

La tesi che crolla

Chi deteneva Ferretti come rappresentante del lusso nautico italiano stava scommettendo su una narrativa precisa: brand premium, manifattura italiana, espansione globale guidata da management indipendente.

Quella narrativa si è chiusa il 14 maggio 2026 con un voto: il 52,3% del capitale presente ha consegnato otto consiglieri su nove a Weichai, il colosso cinese controllato in ultima istanza da Sasac, l'agenzia statale di Pechino.

Non si tratta di una sfumatura nella struttura proprietaria — è un cambio di categoria dell'asset.

Un brand di lusso italiano premium è valutato dal mercato in base all'autenticità dell'identità, alla continuità del management creativo e all'indipendenza strategica percepita dai clienti finali.

Tutti e tre questi elementi si sono deteriorati simultaneamente in quarantotto ore.

Piero Ferrari, figlio di Enzo e figura che incarnava il legame tra il nome Ferretti e l'eccellenza industriale italiana, ha lasciato con una lettera in inglese — scelta non casuale per chi voleva che gli azionisti internazionali capissero esattamente cosa stava accadendo.

Le sue parole, "non posso più associare il mio nome e la storia che esso rappresenta per l'industria italiana a questa azienda", non sono un commento sulla governance interna — sono un segnale di mercato diretto ai clienti di superyacht da dieci milioni di euro.

Stefano Domenicali, presidente della Formula One e consigliere indipendente, si è dimesso contestualmente, citando standard di integrità e trasparenza non rispettati.

La perdita simultanea di questi due nomi non è un danno reputazionale misurabile a trimestri — è la rimozione fisica delle figure che rendevano credibile la tesi del brand premium davanti agli acquirenti più sofisticati del segmento.

Il mercato ha risposto con una caduta del 5,37% il 19 maggio, il giorno in cui la nuova governance ha presentato i risultati del primo trimestre.

Ma il calo del 5% non è la notizia — è che prima dell'assemblea il titolo trattava come se la tesi del brand italiano premium fosse ancora intatta, e quella discrepanza non si chiude con un singolo giorno di ribasso.

Il nuovo amministratore delegato Stassi Anastassov proviene da Duracell e Procter & Gamble — figure di comprovata competenza nell'execution industriale globale, ma senza connessione alla cultura nautica italiana che genera il premio di prezzo nel segmento superyacht.

Il rischio non è che Ferretti diventi una società peggiore — è che diventi una società diversa, e che il multiplo su cui era valutata riflettesse qualcosa che non esiste più.

Il nodo che il mercato non ha ancora prezzato

La vera variabile non ancora prezzata non è la governance — è la Ferretti Security Division e il quadro normativo che la circonda.

Dal 2016, Ferretti costruisce pattugliatori militari per la Marina Militare italiana e i Carabinieri, usando tecnologie civili adattate a usi istituzionali e di difesa.

Questa divisione pesa lo 0,4% dei ricavi — una cifra che sembra trascurabile fino a quando si capisce cosa implica: Ferretti è formalmente classificata come detentrice di asset strategici ai sensi degli articoli 1 e 2 della normativa Golden Power italiana.

E qui emerge il fatto che la maggior parte degli investitori non ha ancora incorporato: Weichai, controllata dallo Stato cinese attraverso Sasac, non risulta aver mai notificato la propria partecipazione di controllo alla Presidenza del Consiglio ai sensi di questa normativa.

KKCG ha formalizzato questa contestazione in un esposto alla Presidenza del Consiglio l'11 maggio 2026 e ha chiesto a Consob di annullare il consiglio di amministrazione appena rinnovato.

Il ministro Adolfo Urso ha confermato il 15 maggio che la richiesta è all'esame del governo — con il Ministero della Difesa direttamente coinvolto, non solo quello delle Imprese.

Se il governo italiano esercita i poteri Golden Power, le conseguenze non sono marginali: le delibere assembleari adottate con il voto determinante di soggetti che avrebbero dovuto notificare e non lo hanno fatto potrebbero essere invalidate sul piano giuridico.

KKCG ha inoltre sollevato il tema del concerto occulto: Bank of China ha acquisito l'1,989% e Adtech Advanced Technologies ha raggiunto il 2,8% nelle ore precedenti all'assemblea, entrambe sotto la soglia del 3% che fa scattare l'obbligo di comunicazione a Consob.

Se queste acquisizioni coordinate portassero la quota aggregata cinese sopra il 45%, e se configurassero un'azione concertata, scatterebbe in base alla normativa di Hong Kong l'obbligo di promuovere un'offerta pubblica d'acquisto totalitaria sull'intera società.

Un'offerta pubblica d'acquisto totalitaria non è uno scenario di downside — è uno scenario in cui il prezzo di uscita viene determinato da regole precise, non dal sentiment di mercato.

Ma questo scenario positivo è condizionato a un'escalation regolatória, e la probabilità di quell'escalation non è prezzata nel titolo perché richiede che il governo italiano agisca contro interessi cinesi in un contesto geopolitico già teso.

Il punto che quasi nessuno ha sottolineato è che la Ferretti Security Division — quella divisione che il consiglio di amministrazione del 2024 aveva già deliberato di vendere e dismettere — è l'esatto elemento che trasforma una battaglia di governance privata in una questione di sicurezza nazionale italiana.

I fondamentali come specchio del cambio di regime

Il primo trimestre 2026 presentato da Anastassov il 19 maggio non va letto come una trimestrale ordinaria — va letto come il primo dato finanziario sotto una governance che il mercato non sa ancora come valutare.

I ricavi netti sono scesi dell'8% a 302,1 milioni, la raccolta ordini ha perso il 33,6% rispetto al primo trimestre 2025 — da 270,6 milioni a 179,6 milioni — e l'utile netto è sceso del 12% a 21 milioni.

La narrativa ufficiale attribuisce il rallentamento all'incertezza geopolitica in Medio Oriente, che ha ritardato la firma dei contratti e le consegne nella regione MEA.

Questa spiegazione è parzialmente vera — ma nasconde una tensione che diventerà rilevante nei prossimi trimestri.

Il segmento Made-to-Measure è calato del 42,1%, mentre nel segmento Superyacht non è stato raccolto nessun ordine nel trimestre, con la prima finestra di consegna spostata al 2029.

Il Superyacht è il segmento dove il brand premium comanda i margini più alti — ed è esattamente il segmento dove la presenza fisica di figure come Piero Ferrari nei cantieri e nelle regate era parte del processo commerciale verso clienti con patrimoni da centinaia di milioni.

Come contro-segnale, la posizione è più complessa: le negoziazioni in corso ammontano oggi a circa 630 milioni, quasi il doppio dei 360 milioni registrati a maggio 2025, e il portafoglio ordini complessivo ha raggiunto il record di 1.717,9 milioni.

Questo significa che la pipeline è strutturalmente robusta — gli ordini esistono, la conversione è lenta, e i 400 milioni di net backlog attesi in ricavi entro il 2026 offrono visibilità a breve termine.

La guidance 2026 è stata confermata: ricavi tra 1.250 e 1.265 milioni, margine EBITDA adjusted tra 16,2% e 16,6%.

Ma la guidance è stata confermata da un management insediato da tre giorni, in un'azienda dove il secondo azionista sta chiedendo formalmente l'annullamento del consiglio che ha approvato quella guidance.

La posizione finanziaria netta è scesa da 111 milioni di fine 2025 a 18,4 milioni a marzo 2026 — una riduzione significativa che riflette assorbimento stagionale di capitale circolante, ma che restringe il margine di manovra nella fase di transizione.

Il mercato stava trattando Ferretti con il multiplo di un brand premium indipendente; dovrebbe trattarlo con il multiplo di una controllata cinese con rischio regolatório aperto — e questi due multipli non coincidono.

I due scenari e il trigger che li divide

Partendo da dove siamo, esistono due percorsi distinti, e il discriminante tra loro è una singola decisione del governo italiano.

Il primo percorso è quello della normalizzazione silenziosa: il governo Meloni sceglie di non esercitare il Golden Power, o lo esercita in forma minimale imponendo condizioni operative senza toccare l'assetto proprietario.

In questo scenario, Weichai consolida il controllo, Anastassov esegue la guidance 2026, e il titolo si stabilizza attorno ai livelli post-assemblea con un multiplo ridotto rispetto al passato per riflettere il cambio di categoria.

Il recupero in questo scenario passa attraverso la conversione del backlog record: 630 milioni di negoziazioni in corso che, se convertite, dimostrerebbero che il brand regge commercialmente anche sotto la nuova governance.

La prima verifica concreta di questo percorso arriva con la raccolta ordini del secondo trimestre — se i clienti Superyacht continuano a negoziare nonostante le dimissioni di Ferrari e Domenicali, la tesi del brand deteriorato è falsificata parzialmente.

Il secondo percorso è quello della perturbazione regolatória: il governo italiano esercita i poteri Golden Power, Consob apre un'indagine formale sul concerto tra gli acquirenti cinesi, e il dossier finisce davanti ai tribunali.

In questo scenario, la validità stessa del voto del 14 maggio diventa contestabile, e la KKCG otterrebbe una leva per riaprire la battaglia per la governance.

Se il concerto fosse accertato e la quota aggregata cinese superasse le soglie che attivano l'obbligo di offerta pubblica d'acquisto a Hong Kong, emergerebbe un potenziale bid obbligatorio — e a quel punto il titolo prezza non la guidance operativa ma la probabilità di un'uscita a premio.

Il problema per chi valuta la posizione oggi è che questi due scenari hanno implicazioni di prezzo opposte, e il trigger — la decisione del governo — non ha una scadenza dichiarata pubblica.

Ciò che è certo è il punto di partenza: il 14 maggio 2026 Piero Ferrari ha scritto in inglese per essere capito dagli azionisti internazionali, e quella lettera è diventata il benchmark contro cui misurare ogni sviluppo successivo.

Se il governo agisce, quella lettera diventa il documento fondativo di una riapertura del dossier. Se il governo non agisce, quella lettera rimane l'epitaffio di una tesi di investimento che il mercato dovrà reimpostare da zero.

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