Fincantieri, utile triplicato|ma la Difesa non cresce
L'utile che triplica
Fincantieri chiude il primo semestre 2026 con un utile netto di 102 milioni di euro, quasi triplicato rispetto ai 35 milioni dello stesso periodo del 2025, un balzo del 188,4%. L'Ebitda sale del 12,5% a 350 milioni, con un margine che passa dal 6,8% al 7,6%. Il titolo, che a metà luglio aveva già guadagnato il 4,1% in una singola seduta in vista di questi conti, sembra confermare la lettura più semplice: il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero sta trasformando il suo portafoglio ordini record in profitto reale.
Ma la lettura non è così lineare quando si scende nei singoli segmenti. Il segmento Shipbuilding registra ricavi per 3,157 miliardi, in calo del 5,9%, perché il primo semestre 2025 aveva beneficiato di un ordine straordinario e non ripetibile per due unità della Marina indonesiana. Il settore Difesa nel suo complesso sconta anche la ridefinizione del programma Constellation e il rinvio della firma di alcuni progetti già prossimi alla conclusione. In altre parole, il cuore tradizionale del gruppo, cantieristica e difesa, non sta crescendo nei ricavi: sta solo migliorando la marginalità, con l'Ebitda di Shipbuilding in aumento del 7,9% a 236 milioni.
Il dato che ribalta la narrazione superficiale è la composizione della crescita. Il business Underwater, la subacquea, aumenta i ricavi del 29,9% a 356 milioni, con un Ebitda margin del 17%, il più alto di tutto il gruppo. Folgiero lo definisce esplicitamente il fattore che sta rendendo il profilo industriale del gruppo 'più solido, equilibrato e distintivo'. Il problema è la scala: 356 milioni di ricavi Underwater restano una frazione minoritaria dei 4,58 miliardi complessivi. L'utile triplicato, quindi, non racconta una crescita diffusa, ma la somma di un segmento tradizionale più redditizio e un segmento nuovo che cresce da una base ancora piccola, insieme a 26 milioni di proventi non ricorrenti da una cessione di joint venture.
Il backlog da 74 miliardi
Il carico di lavoro complessivo sale a 73,9 miliardi di euro, il 17% in più rispetto a fine 2025, pari a circa otto volte i ricavi dello scorso esercizio. Il backlog vero e proprio, gli ordini già acquisiti, raggiunge 43 miliardi con 92 navi in portafoglio; il soft backlog, che include opzioni e trattative avanzate, vale altri 30,9 miliardi. Le consegne programmate arrivano fino al 2036, estese al 2039 considerando l'ordine con Princess Cruises firmato ad aprile. Nei primi sei mesi sono stati acquisiti nuovi ordini per 6,1 miliardi.
Proprio su questo tipo di narrazione, un portafoglio ordini enorme che giustifica ogni valutazione, arriva un avvertimento da un analista indipendente citato da Money.it, Francisco Matilla Serrano. Serrano riconosce che l'aumento della spesa militare europea è un cambiamento strutturale che sostiene titoli come Fincantieri, ma avverte esplicitamente che 'un portafoglio ordini molto robusto non impedisce alle aziende di diventare vulnerabili' se il mercato incorpora aspettative eccessivamente ottimistiche su margini e tempi di esecuzione. Non a caso lo stesso articolo nota che il sottoindice difesa europeo si è già ritracciato dai massimi di gennaio, pur restando la guerra in Medio Oriente e in Ucraina sullo sfondo.
Il confronto tra il dato semestrale e la guidance confermata per l'intero 2026 aggiunge un elemento concreto a questo avvertimento. Il management si attende per l'anno ricavi tra 9,3 e 9,4 miliardi, un Ebitda tra 700 e 710 milioni con margine attorno al 7,5%, e un utile netto tra 140 e 180 milioni. Con 102 milioni già realizzati a metà anno, il secondo semestre dovrebbe aggiungere fra 38 e 78 milioni, un ritmo nettamente più lento di quello che ha prodotto il balzo del primo semestre. La conferma della guidance, più che un segnale di accelerazione, indica quindi una normalizzazione attesa nella seconda parte dell'anno.
La scommessa sulla subacquea
Sul fronte patrimoniale il miglioramento è meno ambiguo. La posizione finanziaria netta adjusted scende a 756 milioni di debito dai 1,311 miliardi di fine 2025, portando il rapporto tra debito ed Ebitda a una volta, contro le 1,9 volte di un anno prima, già sotto l'obiettivo di fine anno fissato a due volte. Anche escludendo l'aumento di capitale da circa 500 milioni completato a febbraio, la leva scenderebbe comunque a 1,7 volte. Quell'aumento di capitale, però, ha già trovato un impiego dichiarato: nel mese di luglio Fincantieri ha annunciato le acquisizioni di Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, tutte destinate a rafforzare proprio il polo Underwater.
Il quadro che emerge dai numeri del semestre è più stratificato di quanto suggerisca il titolo del comunicato. L'utile triplicato è reale e la solidità patrimoniale è migliorata in modo verificabile, ma la crescita non arriva dal cuore tradizionale del gruppo, i cui ricavi Difesa sono scesi per un effetto di confronto, bensì da una redditività superiore e da un segmento Underwater ancora piccolo in valore assoluto. La guidance confermata implica un secondo semestre più lento rispetto al primo, e un analista indipendente ha già segnalato il rischio che il mercato stia prezzando aspettative sui margini superiori a quanto il ciclo industriale può sostenere. La domanda che resta aperta, e che solo i conti del terzo trimestre potranno cominciare a sciogliere, è se l'espansione della redditività vista nel semestre sia strutturale, come sostiene Folgiero, o se il balzo dell'utile sia in parte il riflesso di elementi non ricorrenti, come la plusvalenza da 23 milioni dalla cessione di una joint venture, destinati a non ripetersi.
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