FMI PIL 0,5%|Lo shock del 1974 si ripete
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Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime sul PIL italiano allo 0,5% per il 2026 e per il 2027. Non è una revisione ordinaria. Il FMI ha usato parole precise: "shock energetico simile a quello del 1974". Cinquantadue anni di distanza, e la stessa formula torna nei comunicati ufficiali di Washington. Nel 1974 fu l'embargo arabo a far esplodere il petrolio. Oggi è lo Stretto di Hormuz, bloccato dalla marina americana dopo il fallimento dei colloqui con l'Iran. Il Brent ha toccato 102 dollari al barile. Il gas sul PSV italiano ha segnato un +10,9% in un solo giorno. Il prezzo tutelato ARERA è salito del 48% rispetto al mese precedente. Eppure, nello stesso pomeriggio, lo spread BTP-Bund si è ristretto da 81 a 76 punti base. Piazza Affari ha chiuso in rialzo dell'1,36%. Chi è razionale, il mercato obbligazionario o quello azionario? Qualcosa non torna.
Il 1974 e oggi: le somiglianze che contano, e le differenze che decidono
Nel 1974, lo shock petrolifero colpì economie dipendenti al 75-80% dal greggio mediorientale, con riserve strategiche quasi inesistenti e banche centrali senza mandato esplicito sull'inflazione. L'Italia di allora entrò in stagflazione: crescita negativa, inflazione a due cifre, lira in caduta libera. Il FMI non si è limitato a citare quella data per colore narrativo. L'ha usata perché la struttura del rischio è la stessa: un'interruzione dell'offerta energetica che si trasmette a prezzi, costi di produzione e aspettative inflattive prima che le banche centrali possano reagire. Oggi ci sono però differenze strutturali. L'Italia importa ancora il 75% del suo fabbisogno energetico, ma il mix è cambiato: il gas algerino, il GNL americano e le rinnovabili hanno ridotto la dipendenza dal solo Medio Oriente. Le riserve di gas sono al 44%, in calo rispetto all'obiettivo del 90% per ottobre. Luis de Guindos, vicepresidente della BCE, ha chiarito che Francoforte non reagirà automaticamente al rincaro del petrolio: la soglia di intervento sono gli "effetti di secondo livello", cioè quando il caro energia si trasferisce stabilmente su salari e prezzi al consumo. L'inflazione nell'Eurozona è già salita dal 2,5% di marzo, con proiezioni sopra il 3% nel secondo trimestre. Nel 1974, quella soglia fu attraversata in sei mesi. Il divario tra allora e oggi si gioca su una sola domanda: quanto tempo ci vorrà questa volta.
Il bivio: ripetizione o deviazione dalla storia
Lo spread a 76 punti dice che il mercato obbligazionario non ha ancora prezzato lo scenario 1974. La scommessa implicita è che i colloqui Iran-USA portino a un accordo e che Hormuz si riapra prima che il danno energetico diventi inflazione strutturale. Giorgia Meloni ha chiesto la sospensione del Patto di Stabilità europeo — definendola "misura generalizzata per il bene dell'UE" — e la sospensione dell'ETS. Se Bruxelles accettasse, i governi europei avrebbero margine di spesa per attutire l'impatto senza violare le regole fiscali. È esattamente quello che non accadde nel 1974, quando i governi risposero con politiche monetarie restrittive tardive e senza coordinamento. Il percorso favorevole esiste: Hormuz riapre, la BCE mantiene i tassi fermi, l'accordo sul Patto offre flessibilità fiscale. In quel caso, un PIL italiano allo 0,5% resta basso ma gestibile, e i BTP trattengono la compressione degli spread. Il percorso avverso è altrettanto credibile: i negoziati si arenano, il petrolio rimane sopra 100 dollari per tutto il trimestre, gli "effetti di secondo livello" si materializzano entro giugno, e la BCE si trova costretta ad alzare i tassi in un contesto di crescita già asfittica. In quel caso, uno spread BTP-Bund a 76 punti è un numero che non durerà. Il benchmark da monitorare è uno solo: le riserve di gas italiane a fine aprile. Se restano sotto il 45%, la dipendenza energetica ha già iniziato a mordere. Se salgono verso il 50%, il mercato ha ragione a restare ottimista. Il FMI ha detto "1974". Il mercato azionario ha risposto con un rialzo. Uno dei due sta leggendo lo stesso scenario in modo sbagliato.