Hormuz chiude, inflazione 3,8%|Ferrari -8% o nuova soglia?
Hormuz e la Fed
Il Brent a 96,9 dollari al barile giovedì mattina non è solo un numero energetico: è il dato che ha spostato le probabilità di un rialzo Fed al 30% entro fine anno, secondo il mercato dei futures CME. La connessione non è diretta, ma lo è abbastanza da spostare posizioni.
Il conflitto USA-Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz da aprile, e quel blocco ha spinto la benzina USA in su del 28% su base annua in aprile. Il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato martedì un CPI al 3,8% tendenziale, massimo da maggio 2023, con il core al 2,8%, oltre le attese. Trump ha respinto l'ultima proposta di Teheran come "totalmente inaccettabile", riportando il petrolio sopra i 91 dollari WTI nelle sedute di giovedì.
Kevin Warsh è stato confermato governatore Fed dal Senato con 51 voti, a un passo dalla presidenza. Il suo profilo è quello del falco anti-inflazione del 2006-2011. Con l'inflazione che si muove nella direzione sbagliata e il mercato del lavoro stabile — richieste di sussidi a 215mila, peggio delle attese — il FOMC del 16-17 giugno diventa il primo banco di prova reale.
I rendimenti dei Treasury a 10 anni hanno sfiorato il 4,54%, un picco annuale. Quando i Treasury rendono di più, il premio di rischio implicito sui titoli azionari europei si ridistribuisce verso l'alto: gli investitori esteri che detenevano titoli italiani a multipli elevati hanno iniziato a ridurre l'esposizione. Il FTSE MIB ha chiuso questa settimana con volatilità marcata, oscillando tra l'attacco USA-Iran e le voci di accordo mai confermate dalla Casa Bianca.
Il dato che resta aperto: se Hormuz non riapre entro giugno, gli economisti di Bloomberg stimano che l'impatto energetico persisterà nei prossimi mesi anche dopo una tregua, perché la produzione petrolifera e i flussi marittimi richiedono settimane per normalizzarsi. Questo significa che il CPI di maggio, atteso per metà giugno, potrebbe confermare o accentuare il segnale del 3,8%.
Ferrari Luce: il prezzo del futuro
Se il mercato stava già riprezzando il costo del capitale per i titoli premium italiani, Ferrari ha offerto giovedì scorso un test a valori estremi. Il titolo ha perso l'8,37% nel giorno della presentazione della Luce, bruciando 4,6 miliardi di capitalizzazione. Nella seduta seguente ha recuperato quasi completamente, chiudendo a -0,11%. Quella oscillazione da sola dice più di qualsiasi analisi fondamentale.
La Luce è la prima Ferrari full electric: 1.050 cavalli, quattro motori indipendenti, batteria da 122 kWh a 800 volt, 530 km di autonomia dichiarata, 550.000 euro di prezzo base. Il design è di LoveFrom, lo studio di Jony Ive, ex Apple. Gli interni a cinque posti rompono ogni precedente Maranello. John Elkann ha parlato di "coraggio di anticipare il futuro". L'ex presidente Luca Cordero di Montezemolo ha detto che "si rischia la distruzione di un mito" e che almeno i cinesi non copieranno quella forma.
Il mercato aveva due frames in conflitto nel giorno del lancio. Il primo: Ferrari espande la base clienti verso la Silicon Valley e la Cina ricca, punta al 20% full electric entro 2030 su 14mila unità annue, il prezzo a 550k€ preserva l'esclusività. Il secondo: a 550k€ il volume è strutturalmente limitato, il ritorno sull'investimento EV è incerto, e un titolo che tratta a multipli da brand del lusso non può permettersi ambiguità sull'identità del prodotto.
Il CEO Benedetto Vigna ha risposto al Motor Valley Fest di Modena: "L'innovazione va pagata", "arrivati i primi ordini", numeri nella prossima call. La pressione istituzionale estera che aveva venduto nel giorno del lancio non ha ricomprato in massa — la stabilizzazione è arrivata da flussi domestici istituzionali che hanno assorbito l'uscita straniera, interpretando la giornata come overreaction tecnica piuttosto che come revisione del modello di business.
Ma la domanda che il rimbalzo non risolve è questa: a quale tasso di sconto si valuta Ferrari nel momento in cui i Treasury a 10 anni stanno a 4,54% e il profilo di cassa dell'EV non è ancora visibile? Il CEO ha promesso numeri alla prossima call trimestrale. Quella è la scadenza che il mercato monitora: se gli ordini confermano una domanda strutturale a 550k€, la lettura del lancio come test di identità del brand chiude in positivo. Se il numero di prenotazioni delude, l'8% perso giovedì torna sul tavolo come anticipo.
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