Intesa OPAS MPS 30 miliardi|Delfin e MEF cedono?
Il risiko si decide
Monte dei Paschi ha chiuso lunedì a 8,97 euro. L'8 giugno Intesa Sanpaolo ha offerto 10,09 euro per azione — un premio del 12,5% — per un'operazione da 30,6 miliardi di euro che cambierebbe la mappa della finanza italiana.
La tensione non sta nell'offerta in sé. Sta nel fatto che il primo azionista dopo il MEF è Delfin, la holding di Leonardo Del Vecchio, con il 17,5% di MPS, e Caltagirone detiene il 13,5%. Insieme controllano il 31% del capitale. Senza di loro, Intesa non raggiunge la soglia del 66,67% che si è posta come condizione minima per chiudere l'operazione.
Il MEF, azionista pubblico con circa il 12%, ha già dichiarato di aver preso atto dell'offerta riconoscendo "la valorizzazione della banca". Non è un'adesione, è una non-opposizione. La mossa reale si è consumata altrove: Intesa ha comprato in parallelo il 3,01% di Generali, il gioiello assicurativo che MPS detiene indirettamente attraverso Mediobanca. Quell'acquisto non è un investimento finanziario isolato — è un atto preventivo. Serve a bloccare qualsiasi mossa difensiva che potrebbe partire dal fronte Caltagirone-Delfin, storicamente ostile alle cessioni di Generali a soggetti non italiani.
I flussi di venerdì e lunedì lo confermano: MPS ha guadagnato oltre il 10% in una singola seduta, Mediobanca ha seguito con un +10%, mentre Intesa ha ceduto il 3,6% — la classica pressione da diluzione che il mercato prezza immediatamente su chi lancia un'OPAS in azioni. Il capitale istituzionale estero ha comprato MPS e Mediobanca. Il retail italiano, almeno in parte, ha alleggerito Intesa.
Il nodo resta Delfin. Caltagirone ha dichiarato pubblicamente che "vendere per fare cassa non è una strategia" e che vuole MPS come polo bancario per il Centro-Sud, non come preda. Delfin ha risposto "no comment". Quelle non sono posizioni di chi sta per aderire.
Il terzo polo
La risposta di Intesa al nodo antitrust è il punto dove l'OPAS smette di essere solo una questione bancaria e diventa una redistribuzione del capitale italiano.
Unipol, presieduta da Carlo Cimbri, ha già firmato un accordo vincolante per acquistare da Intesa 635 filiali di MPS — con il marchio storico "Monte dei Paschi" — per 3-3,5 miliardi di euro. Quelle filiali si fonderanno con BPER, di cui Unipol è primo azionista con quasi il 20%. Il nuovo gruppo si chiamerà Banca Monte dei Paschi, ma sarà sostanzialmente una banca emiliana con radici senesi. Siena, che ospita la banca più antica del mondo, rischia di perdere la sede.
Intesa trattiene il 20% dell'utile netto combinato MPS-Mediobanca — le attività di wealth management e le 625 filiali più redditizie — e consolida il controllo su Mediobanca con il suo 13% di Generali. Barclays ha scritto che "l'operazione ha senso dal punto di vista finanziario e strategico" sia per Intesa sia per BPER, un giudizio sell-side che ha ridotto la pressione sulle azioni di entrambi i gruppi nella seduta di ieri.
Il capitale istituzionale si sta già muovendo: i fondi e gli ETF esposti a Intesa hanno registrato deflussi netti nella prima seduta post-annuncio, mentre MPS e BPER hanno attratto flussi in ingresso da gestori esteri che prezzano lo scenario di delisting di MPS entro dicembre 2026. Quel timing è rilevante: il documento di offerta sarà presentato a Consob entro 20 giorni, l'assemblea straordinaria di Intesa per approvare l'aumento di capitale al servizio dell'OPAS è fissata al 10 settembre 2026.
Bending Spoons ha depositato il modulo F-1 alla SEC l'8 giugno — lo stesso giorno dell'OPAS — per quotarsi al Nasdaq con una raccolta superiore ai 4 miliardi di dollari e una valutazione attesa intorno ai 20 miliardi. Non è una coincidenza di calendario; è la dimostrazione che il capitale privato italiano si muove su due binari paralleli. Mentre le banche si consolidano, la tecnologia italiana cerca scala sui mercati americani — sfruttando la stessa finestra temporale aperta dalla quotazione di SpaceX, attesa al Nasdaq il 12 giugno con una valutazione di 1,75 trilioni di dollari.
La domanda che il mercato italiano non ha ancora risolto è questa: se Intesa conquista MPS e il terzo polo bancario Unipol-BPER prende forma, dove si riposiziona il capitale di Delfin — che detiene ancora il 17,5% di MPS, non ha ancora detto una parola pubblica, e che storicamente ha puntato su banche e assicurazioni come vettori di rendimento stabile?
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