Italia supera la Grecia al 138,6% di debitoPIL|Lo spread BTP a 75 punti regge ancora?

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Piazza Affari controcorrente: cosa è successo oggi sui mercati italiani

L'11 maggio 2026 l'Italia ha ufficialmente superato la Grecia come paese dell'Eurozona con il rapporto debito/PIL più alto, toccando il 138,6% contro il 136,8% di Atene. Eppure lo spread BTP-Bund ha chiuso la seduta stabile a 75 punti base, con rendimenti al 3,77% — livelli che nel 2011 l'Italia si sognava.

L'Europa oggi era sotto pressione. I negoziati tra Stati Uniti e Iran si sono arenati per l'ennesima volta: Trump ha respinto la proposta di Teheran definendola "totalmente inaccettabile", il Brent è risalito sopra i 100 dollari al barile, e i listini del Vecchio Continente hanno chiuso in rosso. Londra, Parigi, Francoforte — tutte in calo.

Milano ha fatto il contrario. Il FTSE MIB ha guadagnato lo 0,76% a 49.664 punti, guidato da DiaSorin a +5,5%, Eni a +3%, Prysmian a +3,19%, Saipem a +3,04%. La pressione energetica che affossava gli altri ha alimentato i titoli oil italiani.

Saudi Aramco ha dichiarato che ogni settimana di blocco dello Stretto di Hormuz consuma 100 milioni di barili di scorte globali, e ha registrato un balzo degli utili del 26% nel primo trimestre 2026 proprio grazie a un oleodotto alternativo che aggira Hormuz. Il petrolio alto aiuta Eni e Saipem — e questo spiega l'outperformance di Milano rispetto ai pari europei.

Ma l'anomalia più rilevante della giornata non era nei titoli energetici. Era nelle obbligazioni. Questa settimana ripartono le aste tradizionali di Bot e BTP — e il Tesoro si presenterà al mercato con un numero che fino all'anno scorso sembrava impensabile.

Il sorpasso silenzioso: perché il mercato obbligazionario ignora il debito record

Il sorpasso sull'Italia era atteso per il 2028. È arrivato nel 2026. Secondo il Documento di finanza pubblica italiano, il debito salirà al 138,6% del PIL quest'anno, mentre la Grecia scende al 136,8%. Il Fondo Monetario Internazionale conferma: 138,4% per l'Italia a fine anno.

Nel 2011, quando il debito italiano era intorno al 120% del PIL, lo spread era a 550 punti base. Oggi, con un debito 19 punti percentuali più alto, lo spread è a 75. La forbice è 475 punti più stretta nonostante un debito strutturalmente peggiore.

Il meccanismo è noto ma vale ribadirlo nei suoi termini operativi: la BCE ha trasformato il debito sovrano periferico da un rischio di mercato libero a uno strumento soggetto a backstop. Dal 2012, il solo annuncio del programma OMT ha compresso i premi per il rischio senza un euro speso. Oggi il PEPP, i reinvestimenti e la nuova facilità anti-frammentazione TPI tengono i gestori esteri nella posizione di non poter scommettere contro Roma senza scommettere contro Francoforte.

È qui però che il ragionamento si complica. Il TPI non è automatico. Richiede che il paese richiedente rispetti le raccomandazioni fiscali europee. L'Italia sta rispettando il Piano strutturale di bilancio concordato con Bruxelles — per ora. Ma il Ministro della Difesa Crosetto ha annunciato che la decisione sul piano SAFE di riarmo europeo arriverà entro maggio, con un nodo sui conti pubblici non ancora risolto. Se Roma entrasse nel programma SAFE con spesa aggiuntiva non sterilizzata, la condizionalità implicita del TPI cambierebbe postura.

In altre parole: il mercato non sta ignorando il debito italiano. Sta scommettendo sulla condizionalità europea come garanzia implicita. È una scommessa sulla governance, non sui fondamentali.

Le aste di questa settimana come banco di prova: BTP 2033 e lo spread che non sale

La questione irrisolta dal secondo capitolo è questa: fino a quando la condizionalità europea regge come sostituto del merito di credito sovrano?

Questa settimana ci sono le aste di Bot e BTP, tra cui una nuova tranche di BTP 2033 in collocamento con prezzo sotto la pari. Il rendimento di riferimento è al 3,77% — calato rispetto all'inizio del mese, nonostante il contesto geopolitico deteriorato. La soglia del 4% è lontana.

Il precedente storico più utile non è il 2011 ma il 2018-2019: quando il governo Conte I presentò una legge di bilancio in rotta di collisione con Bruxelles, lo spread passò da 130 a 320 punti base in quattro mesi. Non c'era guerra, non c'era Hormuz, non c'era inflazione energetica — c'era solo il dubbio sulla condizionalità. Il mercato aveva venduto non il debito italiano in quanto tale, ma la garanzia implicita europea.

Quella storia suggerisce un benchmark verificabile: se la decisione italiana sul piano SAFE di riarmo dovesse includere spesa fuori bilancio non concordata con Bruxelles, il primo segnale non sarebbe una dichiarazione di agenzia. Sarebbe lo spread che supera quota 100 punti base nelle settimane successive.

Il lato opposto ha altrettanta logica. Se Roma mantiene la traiettoria fiscale concordata, o se i negoziati sui dazi UE-USA trovassero un accordo entro il 19 maggio — riducendo il rischio recessivo che giustifica il deficit — lo spread potrebbe comprimersi ulteriormente verso i 60 punti, livello che non si vedeva dal 2021.

La variabile decisiva non è il numero del debito. È la prossima mossa fiscale del governo in risposta a SAFE. Il BTP 2033 in asta questa settimana raccoglierà la domanda degli investitori istituzionali — e il tasso di copertura dirà quanto quella condizionalità è ancora prezzata come certa. Se il bid-to-cover scende sotto 1,4, il mercato sta iniziando a chiedere un premio.

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