Monte dei Paschi 12%|30 miliardi su 554 anni di storia

· FTSE MIB

La banca più antica del mondo nel mirino da 30 miliardi

Banca Monte dei Paschi di Siena ha guadagnato il 12,96% in una sola seduta, il 7 luglio 2026, dopo che Intesa Sanpaolo ha lanciato un'offerta pubblica di scambio da 30,6 miliardi di euro. La banca fondata nel 1472 — vent'anni prima che Colombo arrivasse in America — è diventata in poche ore il centro del più grande risiko bancario italiano degli ultimi decenni.

Il paradosso è nella cifra: lo Stato ha versato 5,4 miliardi per salvare MPS nel 2017, e oggi Carlo Messina offre 30,6 miliardi per prenderla. Una valutazione che è quasi sei volte il costo del salvataggio pubblico, in meno di dieci anni. Ma se MPS vale davvero così tanto, la domanda che i mercati non smettono di porsi è: perché Intesa vuole proprio questa banca, e non la rotta più diretta verso il suo obiettivo dichiarato?

Nel frattempo Banco BPM ha lanciato una contro-proposta di fusione, senza cifre precise, nel tentativo di bloccare l'avanzata di Messina. Il consiglio di amministrazione di MPS si riunirà il 16 luglio per valutare entrambe le opzioni. Chi detiene il titolo deve decidere se tenere o aderire all'OPAS; chi non lo detiene deve calcolare se l'ingresso a questi livelli ha senso. Ma nessuno dei due può rispondere a quella domanda senza capire cosa Intesa stia comprando davvero.

La vera posta: la quota Generali nascosta in Mediobanca

Ecco l'elemento che riposiziona tutta l'analisi. MPS ha acquistato nel settembre 2025 il 13,32% di Mediobanca per 13,5 miliardi. Mediobanca, a sua volta, controlla la quota strategica di Assicurazioni Generali, valutata ai prezzi di luglio 2026 attorno agli 8,7 miliardi di euro. Chi compra MPS non compra soltanto una rete bancaria di rivendita e filiali: compra una posizione nell'architettura del capitalismo finanziario italiano.

Il Corriere della Sera ricostruisce la domanda che circola nei corridoi della finanza italiana: perché Messina ha offerto 30,6 miliardi per MPS quando avrebbe potuto tentare di acquistare direttamente Mediobanca — pagata da MPS stessa 13,5 miliardi — oppure la quota Generali sul mercato aperto, valutata a meno di un terzo dell'offerta sull'intera banca senese? La risposta più plausibile è che la posta non sia soltanto il portafoglio azionario, ma il controllo della governance di Generali e la ridefinizione dei pesi nel sistema assicurativo e bancario italiano.

C'è un segnale che il mercato ha già registrato: il premio dell'OPAS Intesa su MPS, che al momento del lancio toccava il 12,5%, si è nel frattempo ristretto. La dinamica dei corsi dei due titoli ha eroso quella forbice, e analisti citati dal Corriere avvertono che si restringerà ulteriormente quando Intesa pagherà a novembre il dividendo intermedio agli azionisti. Per contenere questo effetto, Intesa ha avviato un buyback da 2,3 miliardi di euro — acquisto di azioni proprie fino al 23 ottobre — con l'obiettivo di sostenere il corso del titolo dell'offerente. Il restringimento del premio non è un dettaglio: è il termometro dell'attrattività dell'OPAS per chi deve decidere se aderire.

La difesa di Siena e il nodo del 16 luglio

Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, ha davanti tre percorsi possibili. Il primo è l'abbraccio di Intesa Sanpaolo: tecnicamente strutturato, ex articolo 102 del TUF, con cifre precise ma un premio che si assottiglia. Il secondo è la proposta di Banco BPM, definita dal Corriere come 'aperta a molte variabili e per diversi aspetti indefinita' — una fusione che per ora non ha un prezzo di scambio fissato. Il terzo nome che circola è UniCredit: Andrea Orcel ha chiuso la settimana precedente l'offerta su Commerzbank e, secondo il Corriere, ora può guardare all'Italia.

La dimensione politica non è ornamentale. Il consiglio comunale di Siena ha votato una mozione unanime contro l'operazione. L'assessore Giordano ha definito la situazione una 'battaglia difficilissima' da combattere 'unitariamente'. Il marchio MPS senza il riferimento 'di Siena' viene percepito dalla città come uno 'sfregio alla storia senese', riporta il Corriere. Ma Lovaglio sa che una difesa costruita solo su argomenti localistici 'potrebbe risultare inefficace, non parlando la lingua della finanza globale'.

Il 16 luglio il CdA di MPS dovrà esprimere un giudizio compiuto sulle due offerte — ma il Corriere avverte che probabilmente non sarà definitivo in quella sede. Nel frattempo, intorno a Banco BPM si è complicato il quadro: Crédit Agricole ha portato la propria quota al 29,3% del capitale, vicinissima alla soglia del 30% oltre la quale scatterebbe l'obbligo di OPA. Questo significa che Banco BPM, già impegnata a contendere MPS, deve simultaneamente gestire un azionista straniero che le si è seduto accanto con una quota di quasi un terzo del capitale. La capacità di Banco BPM di formulare un'offerta credibile per MPS dipende anche da quanto Crédit Agricole sia davvero un alleato o un vincolo.

Entry setup o trappola: il discrimine per chi decide ora

La variabile che decide la convenienza per chi già detiene MPS non è il premio al momento del lancio ma il premio alla data di adesione. Quel 12,5% iniziale si è già ridotto, e si ridurrà ulteriormente quando Intesa staccherà il dividendo a novembre. Il buyback da 2,3 miliardi è il tentativo di Messina di tenere vivo il rapporto di cambio. Se il buyback regge il titolo Intesa ai livelli attuali fino ad ottobre, il premio rimane positivo e l'adesione è razionale. Se il titolo Intesa corregge, il rapporto di scambio peggiora e il calcolo si inverte.

Chi non detiene MPS e valuta un ingresso deve tenere a mente che il mercato sconta già in parte uno scenario di consolidamento. Un'acquisizione confermata da Intesa, con OPA obbligatoria successiva, chiuderebbe il titolo attorno al prezzo di scambio — limitando il potenziale di rialzo ulteriore. L'unico scenario che apre spazio di rialzo è la nascita di un'offerta concorrente credibile, da Banco BPM con un prezzo esplicito o da UniCredit con una proposta strutturata. Questo fa del 16 luglio il momento discriminante: se il CdA MPS respinge l'offerta Intesa e dà mandato a esplorare alternative, il titolo può correre; se invece apre alla negoziazione con Intesa alle condizioni attuali, chi entra ora compra a un multiplo già incorporato nel prezzo. La mossa da monitorare prima di qualsiasi decisione è il rapporto di cambio Intesa-MPS nelle 48 ore successive al 16 luglio — non il comunicato del CdA, ma il prezzo.

Link copied