MPS, 5% di rimbalzo|Chi ha davvero vinto lassemblea
Il giorno del voto a Siena
Il titolo MPS ha chiuso in rialzo del 4,7 percento. Eppure fino alla vigilia il favorito era sconfitto.
Luigi Lovaglio era stato rimosso dalle deleghe, licenziato dalla banca che aveva risanato, escluso dalla lista del consiglio di amministrazione. I sondaggi informali davano la lista del CDA avanti. Poi, mercoledì, nell'assemblea degli azionisti di Siena, è successo qualcosa di inatteso: la lista della famiglia Tortora — PLT Holding — ha ottenuto il 49,95 percento dei voti del capitale presente, contro il 38,79 della lista ufficiale del CDA. Lovaglio ha vinto e il titolo è schizzato ai massimi di seduta.
Ma c'è un dettaglio che l'assemblea stessa ha dovuto ammettere pubblicamente. Il presidente Nicola Maione ha comunicato che il capitale presente era sceso al 64,11 percento, mentre fino al giorno prima le azioni depositate rappresentavano quasi il 69 percento. Quasi 5 punti percentuali di capitale si sono volatilizzati la mattina del voto. Nessuno ha spiegato ufficialmente chi si sia ritirato, e perché, proprio nel giorno decisivo.
Il flusso che la lista del CDA non ha visto arrivare
In superficie, la narrativa è semplice: Lovaglio, il banchiere risanatore, ha convinto gli azionisti con i risultati. Dal 2022, il Monte dei Paschi ha moltiplicato per dieci la sua capitalizzazione di borsa. Ha riportato il dividendo dopo tredici anni. Ha scalato Mediobanca con un'adesione superiore all'86 percento. Il mercato lo ha premiato, i dipendenti lo hanno festeggiato in sala con applausi.
Ma seguire il flusso reale del voto racconta una storia diversa.
La lista di PLT Holding ha ricevuto l'appoggio di Delfin, il veicolo finanziario della famiglia Del Vecchio, primo azionista di riferimento. Ha ricevuto quello di Banco BPM. E, secondo le indiscrezioni diffuse nelle ore precedenti all'assemblea, anche BlackRock avrebbe orientato i suoi voti a favore del ritorno di Lovaglio. La lista del CDA, invece, era sostenuta da Caltagirone, secondo azionista. Un blocco potente, ma non abbastanza coeso.
Il punto cruciale è il capitale sparito. Quelle azioni ritirate la mattina del voto non hanno avuto effetto casuale: hanno ridotto la base su cui calcolare i percentuali. Se il 5 percento di capitale che si è "assentato" fosse rimasto e avesse votato per la lista del CDA, l'esito finale sarebbe stato molto più incerto. Chi ha ritirato quelle azioni, e quando ha deciso di farlo, ha influenzato il risultato in modo diretto. Non con un voto, ma con un'assenza calcolata.
Milano Finanza ha riportato che durante la seduta è esplosa la polemica quando l'attivista Giuseppe Bivona di Bluebell Capital Partners ha fatto notare pubblicamente che nessuno aveva ringraziato Lovaglio. "Un minimo di stile ci vuole", ha detto Bivona. La risposta della sala è arrivata con applausi — ma anche fischi. Una tensione che non si risolve con un risultato assembleare.
Nel frattempo, gli analisti di AlphaValue segnalano che Enel — altra grande utility italiana — offre un rendimento da dividendo atteso del 5,4 percento per il 2026, con un target di 12,7 euro. Mediobanca, ora di fatto controllata dal nuovo MPS di Lovaglio, resta sotto i riflettori per l'integrazione futura.
Struttura duratura o fragile riequilibrio
Il ritorno di Lovaglio non chiude la partita, la riapre in una nuova fase.
Il peso dell'evidenza indica che il suo mandato può reggere, ma solo a una condizione: che il fascicolo della Procura di Milano sul presunto patto occulto per la scalata a Mediobanca non arrivi a un rinvio a giudizio. Se dovesse succedere, la stessa struttura di governance che ha appena eletto Lovaglio — con otto consiglieri su quindici dalla lista PLT — dovrà ridiscutere tutto.
C'è anche la questione del conflitto interno. Le frizioni con il board negli ultimi mesi — culminate nella revoca delle deleghe e nel licenziamento — non spariscono con il voto assembleare. Il nuovo consiglio include sei consiglieri della lista del CDA, incluso Fabrizio Palermo, il candidato che avrebbe dovuto prendere il suo posto. Lavorare fianco a fianco con chi lo ha escluso è una scommessa sul carattere istituzionale di tutti, non solo di Lovaglio.
Sul lato opposto, uno scenario di rottura del filo logico va considerato con attenzione. Se il fascicolo giudiziario si chiude senza rinvio a giudizio, se i 16 miliardi di dividendi promessi nel piano industriale quinquennale vengono confermati nei prossimi trimestri, e se l'integrazione con Mediobanca procede senza turbolenze legali, MPS ha le basi per consolidarsi come terzo polo bancario italiano. Il titolo, a 8,607 euro, è ancora lontano dai massimi storici.
Il benchmark da seguire domani è la riunione del CDA di Pirelli, prevista per il 16 aprile, che potrebbe dare un segnale su quanto il governo italiano è disposto a esercitare i propri strumenti di governance industriale — e indirettamente su quanto margine politico ha Lovaglio per operare in un contesto di risiko bancario che vede ancora Generali sullo sfondo. Se i prossimi CDA di MPS confermano la continuità del piano industriale senza sorprese sul fronte legale, il 4,7 percento di oggi potrebbe non essere un rimbalzo tecnico, ma l'inizio di una rivalutazione strutturale. Se invece il nodo giudiziario si riapre, quell'assenza di quasi 5 punti di capitale al voto tornerà a pesare come una domanda senza risposta.