MPS vende 7,4 mld di Generali|UniCredit entra dalla porta accanto
Piazza Affari chiude in rosso: Eni tiene, le banche no
Venerdì difficile per Piazza Affari. Il FTSE MIB ha chiuso la seduta in calo, trascinato dall'incertezza sullo Stretto di Hormuz e dai timori sull'impatto delle tensioni in Medio Oriente sulle materie prime energetiche. Il titolo bancario ha sofferto più degli altri. Lo spread BTP-Bund ha oscillato tra 78 e 81 punti base nel corso della giornata, con i rendimenti in rialzo proprio nel giorno dell'asta dei BTP a due anni, collocata per 2,5 miliardi di euro con rendimento in calo al 2,8 per cento.
Eni ha dominato la scena operativa. La compagnia ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 1,3 miliardi di euro, sopra le attese del consensus fissate a 1,29 miliardi, nonostante un calo dell'8 per cento rispetto all'anno precedente. La produzione E&P è cresciuta del 9 per cento a 1,8 milioni di barili al giorno. E soprattutto: il buyback è stato quasi raddoppiato a 2,8 miliardi di euro, con UBS che mantiene il giudizio Buy e JP Morgan che esprime un giudizio positivo. Eppure il titolo non ha brillato. Il mercato ha premiato non chi ha riportato i conti migliori, ma chi ha raccontato la storia più inattesa.
Saipem ha guadagnato oltre l'8 per cento, sospinta dall'upgrade di Berenberg che ha alzato il target price da 3,9 a 5,35 euro: "la traiettoria dei margini continua a impressionare, con una significativa espansione dei margini dei servizi ben al di sopra delle aspettative." Nel frattempo, la voce che si è propagata più velocemente lungo i corridoi di Piazza Affari non riguardava né il petrolio né le turbine. Riguardava Generali.
Il triangolo che nessuno si aspettava: MPS vende, UniCredit compra, Banco BPM al centro
Quarantotto ore fa sembrava che il risiko bancario italiano fosse definitivamente archiviato. MPS aveva conquistato Mediobanca. UniCredit aveva ritirato l'offerta su Banco BPM. Le grandi manovre erano concluse. Poi, in un solo venerdì, il quadro è cambiato di nuovo.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Luigi Lovaglio — tornato alla guida di Monte dei Paschi — starebbe valutando la cessione della partecipazione del 13 per cento in Assicurazioni Generali detenuta tramite Mediobanca, per un valore di circa 7,4 miliardi di euro. L'obiettivo sarebbe finanziare l'acquisizione di Banco BPM. MPS ha smentito ufficialmente, ma il titolo ha registrato le conseguenze. E qui arriva la parte che non si concilia facilmente con il comunicato di smentita.
Nello stesso giorno, UniCredit ha comunicato di aver portato la propria quota in Generali dall'1,9 per cento all'8,72 per cento del capitale. Un balzo di quasi sette punti percentuali in una sola seduta. L'assemblea di Generali ha approvato il bilancio 2025 mentre questo accadeva. Due istituti — MPS e UniCredit — si muovono in direzioni opposte sullo stesso asset, con tempistiche che non lasciano spazio alla casualità.
Il meccanismo che emerge è il seguente. MPS ha bisogno di liquidità per un'acquisizione di grandi dimensioni. La quota in Generali è l'attivo più liquido e più pregiato nel portafoglio. Se la cede, incassa i fondi per Banco BPM ma esce dal perimetro dell'azionariato di riferimento della più grande assicurazione italiana. UniCredit entra invece con forza in quel perimetro, rafforzando la propria posizione nella governance di Generali e, per riflesso, anche nella partita su Commerzbank, dove le trattative procedono in parallelo.
Detto in altro modo: mentre MPS svende per comprare, UniCredit compra per consolidare. La stessa Generali diventa simultaneamente il finanziatore involontario di un'operazione e la preda di un'altra. Il problema è che questo schema funziona soltanto se i "investitori italiani di lungo periodo" — la controparte che Lovaglio cerca per cedere la quota — esistono davvero e accettano di rilevare 7,4 miliardi di azioni Generali in tempi coerenti con l'operazione su Banco BPM.
Il risiko non è finito: cosa decide il passo successivo
Il precedente più vicino è quello del 2019-2020, quando Intesa Sanpaolo acquisì UBI Banca creando il secondo polo bancario italiano. Anche allora le contromosse degli altri istituti si innescarono nel giro di settimane, con Mediobanca e Generali al centro di riallineamenti azionari. Il punto di differenza è uno: allora il contesto macro era di tassi a zero, con le banche sotto pressione sui margini. Oggi i margini bancari sono sostenuti dai tassi ancora elevati, il che rende le operazioni di consolidamento più urgenti — chi non scala ora, scala in condizioni peggiori.
L'operazione MPS-Banco BPM si realizza se tre condizioni si verificano insieme. Prima: Lovaglio trova acquirenti disposti a rilevare la quota Generali senza abbattere il prezzo di mercato. Seconda: il MEF — ancora presente nel capitale di MPS — dà il via libera politico a un'operazione che concentrerebbe ulteriormente il credito nel nord Italia. Terza: Banco BPM non riceve nel frattempo un'offerta concorrente. Se una sola di queste condizioni non si verifica, il piano si blocca.
Sul fronte opposto, l'ingresso massiccio di UniCredit in Generali con l'8,72 per cento apre uno scenario alternativo: Orcel potrebbe costruire una posizione di influenza nella governance Generali sufficiente a condizionare la cessione della quota MPS, di fatto rallentando o indirizzando la destinazione di quei 7,4 miliardi. Non è un'ipotesi remota. È una delle letture che circolavano già venerdì sera tra gli operatori di Piazza Affari.
I dati orientano verso un consolidamento che si concluderà entro la fine del 2026, ma la direzione finale resta aperta. Se il MEF darà il semaforo verde nelle prossime settimane e gli acquirenti istituzionali per la quota Generali si materializzeranno, lo scenario MPS-Banco BPM prende corpo. Se invece UniCredit consolida la posizione in Generali al di sopra del 10 per cento — la soglia che tipicamente richiede autorizzazioni regolamentari aggiuntive — il gioco cambia di nuovo.
Il dato da tenere sotto osservazione la prossima settimana è uno: la quota di UniCredit in Generali supererà il 10 per cento? Se sì, la mappa del risiko italiano andrà ridisegnata da capo.