Nexi 7%|Lofferta da 9 miliardi che CDP non vuole
Piazza Affari sotto pressione, ma un titolo corre contro corrente
Mercoledì 29 aprile Piazza Affari ha chiuso in territorio negativo, con il FTSE MIB che ha ceduto lo 0,3% in un'Europa complessivamente debole. Il petrolio non ha smesso di correre — il Brent si avvicina ai 115 dollari al barile — e le banche centrali sono rimaste al centro dell'attenzione. Fed e BCE hanno dominato i titoli del giorno, mentre i dati Istat fotografavano un'economia sempre più in affanno: la fiducia di imprese e consumatori è crollata ad aprile, toccando il livello più basso degli ultimi tre anni. La Banca d'Italia aveva già avvisato: prospettive di crescita deboli e incerte, con il peso del debito pubblico — previsto al 138,6% del PIL nel 2026 — che resta fonte di vulnerabilità.
In questo scenario di mercato fermo e segnali macro deteriorati, un solo titolo ha ignorato la direzione del listino. Nexi ha guadagnato oltre il 7%, svettando in cima al FTSE MIB mentre tutto il resto cedeva. E la ragione non era nei conti, né in un upgrade degli analisti.
CVC, 9 miliardi e un dossier che non muore mai
Il Financial Times ha riportato mercoledì che CVC Capital Partners starebbe valutando un'offerta da 9 miliardi di euro per acquisire Nexi e procedere al suo delisting. Non è la prima volta. CVC aveva già puntato sulla fintech milanese nel 2015 e poi di nuovo nel 2023, senza mai chiudere l'operazione. Eppure il mercato ha reagito come se questa volta fosse diverso: +7% in seduta, massimi da inizio anno a 4,10 euro per azione.
I numeri dell'ipotetica offerta sono di quelli che si vedono raramente su Piazza Affari. Nove miliardi di euro equivalgono a oltre 10 miliardi di dollari — un'operazione che figurerebbe tra le più grandi acquisizioni di private equity mai avvenute in Italia. Per un fondo che torna sul medesimo dossier per la terza volta in undici anni, c'è evidentemente qualcosa che non torna nella valutazione di mercato attuale rispetto al valore percepito.
Il meccanismo è leggibile: Nexi tratta con un sensibile sconto rispetto ai multipli dei competitor europei del settore pagamenti. CVC, che in passato aveva già studiato la struttura della società, conosce bene l'asset. E il contesto macroeconomico attuale — tassi in discesa attesa, mercati azionari incerti — rende il momento favorevole per un deal di dimensioni simili.
Qui, però, emerge un elemento che il mercato ha elaborato con meno entusiasmo. CDP — Cassa Depositi e Prestiti — ha risposto con fermezza: nessuna intenzione di vendere. CDP è uno degli azionisti di riferimento di Nexi. Senza il suo consenso, qualsiasi operazione di delisting diventa tecnicamente complessa. Il titolo era salito del 7%. Il freno di CDP ha ridimensionato le aspettative, ma il saldo finale è rimasto solidamente positivo.
Resta una domanda aperta: se CDP non vende, CVC riesce comunque a strutturare un'offerta che abbia senso economico? O questo è un altro dei capitoli del dossier Nexi che si chiude senza conclusione?
Il terzo tentativo e la variabile che cambia tutto
Il precedente più recente è il 2023, quando i rumor su CVC e Nexi circolarono senza portare a nulla di concreto. In quell'occasione i multipli di valutazione erano però diversi, e il contesto dei tassi era opposto: la BCE stava alzando il costo del denaro, rendendo il finanziamento di operazioni leveraged molto più costoso. Oggi la BCE è orientata verso nuovi tagli, e la struttura del debito di un deal da 9 miliardi risulterebbe significativamente più sostenibile.
Questo è il cambiamento strutturale che differenzia il terzo tentativo dai precedenti. Non è solo un ritorno di interesse: è un ritorno in condizioni di mercato del debito che nel 2023 avrebbero reso l'operazione difficile da sostenere finanziariamente.
L'elemento che può tenere in piedi questo scenario è proprio la traiettoria dei tassi. Se la BCE procederà con il taglio atteso il 30 aprile — e i mercati lo danno quasi per scontato — il costo di un'acquisizione leveraged di questa dimensione scende ulteriormente. Ogni 25 punti base di taglio modifica in modo non marginale la fattibilità di un deal da 9 miliardi con una componente debitoria rilevante.
Il rischio principale rimane CDP. Non è un azionista qualsiasi: è un istituto con mandato pubblico, e la sua posizione in Nexi ha una valenza strategica che va oltre il rendimento finanziario. Se CDP mantiene il veto, CVC può costruire una coalizione alternativa tra gli altri azionisti, ma i tempi si allungano e la finestra favorevole sui tassi non è illimitata.
Le prossime settimane diranno se questo è il momento in cui il dossier Nexi si chiude davvero, o se si aggiunge semplicemente un nuovo capitolo a un'operazione che ritorna puntualmente senza mai concludersi. La variabile da osservare è una sola: la risposta formale di CDP nelle prossime sedute. Se arriva un segnale di apertura anche parziale, il 7% di oggi potrebbe essere solo l'inizio del movimento. Se il veto viene confermato esplicitamente, il titolo ridimensionerà rapidamente i guadagni.