Rai Way -6%|La fusione saltata che vale più del sì
Il crollo che pone la domanda sbagliata
Rai Way ha perso il 6,6% il 1° luglio 2026, toccando i minimi da novembre 2023 a 4,725 euro, dopo che il memorandum con EI Towers è scaduto a mezzanotte senza accordo. Il mercato ha letto il nulla di fatto come una perdita netta: il catalizzatore di fusione è evaporato, e il titolo è stato venduto di conseguenza. Ma il punto critico non è il calo del 6,6%. Il punto è dove risiede il valore di Rai Way: nella fusione, o nonostante la fusione. Questa distinzione è il motore dell'intera lettura di oggi.
La logica della vendita è comprensibile in superficie. Il MoU era attivo da dicembre 2024, aveva già subito tre proroghe, e l'ultima estensione al 30 giugno era arrivata dopo un braccio di ferro notturno il 15 giugno. Il progetto puntava a creare un campione nazionale delle torri TV da quattro miliardi di euro, con 4.700 siti e ricavi superiori ai 500 milioni. Quando quell'obiettivo cade, il mercato scarica. Il problema è che questa lettura assume che la fusione fosse necessaria per il valore — e non tutti gli analisti concordano su questo punto.
Intermonte ha scritto esplicitamente che il nulla di fatto era "in gran parte scontato nell'andamento del titolo" e che, senza accordo, rimane spazio per "rivalutare uno scenario autonomo, con un'intensificazione degli investimenti nella diversificazione". La bottleneck non è la fusione mancata: è capire se lo scenario autonomo che si apre ora vale più o meno dell'accordo che non si è fatto.
Perché il negoziato è collassato — e chi porta il danno maggiore
Il nodo irrisolvibile era il concambio: il valore da attribuire agli asset delle due società determinava le quote finali e la distribuzione dei dividendi futuri. EI Towers aveva visto il proprio business plan rivisto al ribasso, riducendo la sua valutazione e peggiorando il concambio per i suoi azionisti. F2i e MFE hanno chiesto fino all'ultimo momento un allungamento dei contratti di servizio al 2047 — un impegno ventennale che avrebbe aumentato il valore di EI Towers — e un aggiustamento compensativo del concambio. Rai ha respinto anche questa proposta in extremis.
La struttura del danno è asimmetrica. Per F2i, che ha investito in EI Towers dal 2018 e punta da anni a massimizzare il ritorno sull'investimento, il fallimento blocca l'exit. Per MFE-MediaForEurope, che detiene il 40% di EI Towers "non considerata strategica ormai da anni" secondo Intermonte, è un costo di opportunità prolungato. Per Rai Way, invece, il quadro è diverso: Rai pagava 249,5 milioni di euro all'anno per l'affitto delle torri — il doppio di quanto paga MFE per EI Towers. La fusione avrebbe creato sinergie soprattutto per Rai, non necessariamente per gli azionisti di minoranza di Rai Way. Qui il pool registra la divergenza: Affaritaliani sostiene che la trattativa riprenderà perché il senso industriale rimane, e "alla fine la fusione si farà". Intermonte e Il Sole 24 Ore giudicano invece una ripresa "molto improbabile", con F2i che ha già perso la finestra di uscita ottimale. Due fonti separate traggono conclusioni opposte dallo stesso evento — e questa irrisolutezza è esattamente ciò che rende la decisione difficile oggi.
Il paradosso: il collasso della fusione come potenziale fonte di valore
La lettura di consenso di oggi è che senza fusione Rai Way vale meno. Ma c'è un'assunzione sepolita in questa conclusione: che la fusione fosse aggiuntiva di valore per gli azionisti di Rai Way, non solo per Rai come cliente e come controllante. Intermonte ha scritto che l'accordo avrebbe comportato "un aumento dell'indebitamento senza benefici finanziari tangibili" per Rai Way. In altri termini, la fusione avrebbe aumentato la leva finanziaria della società combinata senza che gli azionisti di minoranza di Rai Way vedessero un miglioramento del rendimento.
Lo scenario autonomo che si apre ora ha invece due ingredienti che la fusione avrebbe messo a rischio. Il primo è il dividendo straordinario: Equita stima che il consolidamento con EI Towers portasse a un dividendo straordinario da 1,30 euro per azione solo per gli azionisti di Rai Way. Ma questo dividendo era condizionato alla chiusura dell'accordo. Con il collasso del MoU, la strada verso un pagamento diretto — finanziato dalla cassa autonoma di Rai Way e non da un'operazione straordinaria di fusione — rimane aperta in forme diverse. Il secondo è la possibilità che Rai venda la propria quota eccedente il 50,1% in Rai Way per finanziare il proprio piano industriale: un'operazione che creerebbe flottante aggiuntivo e potenzialmente un acquirente strategico che valuta il titolo con un premio di controllo. Questa eventualità non esisteva mentre la fusione era in corso. Chi vende Rai Way oggi a 4,725 euro assume che questi catalizzatori non si materializzeranno.
Il checkpoint che discrimina: CdA Rai e comunicazione sul piano industriale autonomo
Il CdA Rai del 1° luglio 2026 — convocato per i palinsesti televisivi ma usato per l'aggiornamento sul dossier — è il primo checkpoint verificabile. Le indicazioni che emergono su due variabili decidono la lettura: Rai conferma o esclude la vendita della quota eccedente il 50,1%? E il piano industriale autonomo di Rai Way includerà un rendimento del capitale agli azionisti nella forma di dividendo o buyback?
Il principale rischio reale al ragionamento è che Rai, pur avendo respinto l'accordo, non abbia un piano industriale autonomo credibile per Rai Way — e che la trattativa rimanga in uno stallo indefinito che blocca entrambi gli scenari. Se il CdA non produce indicazioni concrete sul percorso autonomo, il calo del 6,6% diventa il punto di partenza di un riprezzamento strutturale, non una correzione eccessiva. La posizione di Equita — che il dividendo straordinario da €1,30 e il consolidamento rimangono "i principali catalizzatori per il titolo" — implica che senza uno di questi due, il floor valutativo è più basso dell'attuale.
Per chi detiene Rai Way, la domanda è concreta: il CdA del 1° luglio produce un'indicazione sul piano autonomo o un silenzio? Il silenzio è la trappola. Un'indicazione esplicita sulla monetizzazione della quota Rai o sul dividendo trasforma il calo in un'opportunità. Per chi osserva da fuori: il livello di 4,637 euro — identificato come supporto tecnico dagli analisti di Teleborsa — è il confine tra una correzione di evento e un riprezzamento strutturale. Se il titolo regge quella soglia e il CdA rilascia indicazioni sul piano autonomo, il -6,6% si rivela il prezzo sbagliato per lo scenario sbagliato.
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