Risiko MPS 30 miliardi|UniCredit torna in campo?
Chi paga MPS?
Monte dei Paschi di Siena è al centro di un'asta bancaria che nessuno si aspettava con questa velocità. Intesa Sanpaolo ha offerto 30,6 miliardi di euro per acquisire l'intero capitale di MPS, una cifra che il CEO Carlo Messina ha costruito con un elemento insolito: una quota cash significativa inserita fin dall'apertura, non come rilancio. Questa scelta segnala che Intesa stava già scontando una contro-offerta prima di alzare il sipario.
La struttura dell'offerta dice qualcosa che i titoli non dicono: il Tesoro, ancora azionista di MPS sotto il 5%, ha già comunicato tramite il ministro Giorgetti che venderà a chi offre di più. Non c'è lealtà istituzionale, c'è un criterio di massimizzazione del debito pubblico. La quota del Tesoro è l'ago della bilancia che non si muoverà per ragioni politiche ma per ragioni aritmetiche.
Il piano di Intesa proietta un utile netto di 16 miliardi entro il 2029, una distribuzione cumulata di 61 miliardi agli azionisti e attività finanziarie della clientela pari a 2.000 miliardi. Numeri che Messina ha messo sul tavolo non come promesse ma come argomenti contro il rilancio altrui: chi vuole superare questa offerta deve superare anche questa proiezione. L'acquirente alternativo non compra solo MPS, compra anche il costo di renderla credibile.
Il mercato ha risposto con Banco BPM in rialzo del 3,33% nella seduta del 10 giugno — non perché sia parte dell'offerta, ma perché il flusso istituzionale sta prezzando una contro-offerta di Castagna. Gli analisti di Deutsche Bank indicano che BPM ha ancora spazio per strutturare un'offerta autonoma, con Crédit Agricole come variabile critica. Il 3% di MPS già detenuto da BPM trasforma ogni scenario di rilancio in un esercizio di valorizzazione di un asset già in portafoglio.
Ciò che resta aperto non è se ci sarà una contro-offerta, ma chi la finanzierà e con quale premio rispetto al cash già offerto da Intesa.
SpaceX drena capitali
Il 12 giugno SpaceX debutta al Nasdaq con una valutazione di 1,77 trilioni di dollari e un'offerta da 75 miliardi, la più grande IPO della storia. La pressione che questo evento esercita sui portafogli istituzionali europei è già visibile nel dato di giornata: STMicroelectronics sale dell'1,69% il 10 giugno in controtendenza rispetto al mercato, ma il contesto è quello di un'Europa che guarda al 12 con la consapevolezza che la liquidità si sposta prima che l'evento accada.
Il meccanismo non è diretto. Nessun fondo europeo vende Leonardo o STM per comprare SpaceX. Il meccanismo è di ribilanciamento passivo: i gestori con benchmark globali che acquisteranno SpaceX al primo ribilanciamento mensile devono creare spazio, e lo spazio si crea riducendo le posizioni meno liquide nel tech europeo. STM è tra i titoli con la capitalizzazione tech più alta su Piazza Affari e figura nel perimetro di questi portafogli.
Philip Lane, economista capo della BCE, ha dichiarato che lo shock energetico dal Medio Oriente avrà un impatto persistente sull'inflazione anche in caso di risoluzione rapida. Questa dichiarazione ha compresso ulteriormente il margine di manovra per il denaro che cercava rendimento nel tech europeo a valutazione elevata: il cost of capital non scende, e i multipli non si espandono. Il flusso retail che ha sostenuto STM nelle settimane precedenti non trova conferma istituzionale nella seduta del 10.
Il 3,33% di Banco BPM nella stessa seduta suggerisce che il denaro istituzionale che ha alleggerito il tech non è uscito dall'azionario italiano: è ruotato verso il settore bancario, che offre visibilità di flusso grazie al risiko. Non è una rotazione dimostrabile con dati di conto deposito, è inferita dal price-action relativo tra i due settori nella stessa giornata. Chi era in STM con un orizzonte di 3-6 mesi valuta ora se il risiko bancario offre un rendimento atteso più visibile prima che SpaceX ridefinisca i pesi di portafoglio.
Leonardo e il vuoto FCAS
Il crollo del programma FCAS da 100 miliardi, il caccia di sesta generazione franco-tedesco-spagnolo, ha aperto una finestra per Leonardo che il nuovo CEO Lorenzo Mariani ha identificato pubblicamente prima ancora di insediarsi completamente. Il programma GCAP — Italia, Regno Unito, Giappone — resta il percorso più avanzato per un caccia europeo di nuova generazione, e la fine del FCAS toglie alla Germania la sua opzione principale.
Berlino si trova ora in una posizione insolita: può chiedere l'ingresso nel GCAP, acquistare altri F-35 americani, o sostenere il consorzio Team Gen 6 di Airbus. Mariani ha dichiarato che un ingresso tedesco sarebbe positivo in termini industriali ma "dirompente" per le tempistiche di un velivolo operativo atteso nel 2035. Questa frase non è diplomatica: è un avviso che Leonardo non è disposta a rinegoziare la governance del programma per includere Berlino.
Il dossier ELT Group aggiunge un livello diverso. Leonardo, già al 31% di Elettronica, punta a salire sopra il 50% trovando un accordo con la famiglia Benigni (35%) e Thales (33%). In valore assoluto, Elettronica ha registrato ordini per 700 milioni nel 2025 — da 470 milioni del 2024 — e un fatturato di 401 milioni. Il controllo di ELT darebbe a Leonardo una posizione dominante nella guerra elettronica europea, settore che i budget di difesa nazionali stanno finanziando in modo accelerato.
La rotazione istituzionale verso Leonardo che il price-action di Piazza Affari registra nelle ultime settimane non è sostenuta da un unico catalizzatore ma dalla convergenza di tre dossier aperti simultaneamente: Bromo (spazio europeo), GCAP (difesa aerea), ELT (guerra elettronica e cyber). Il capitale che si posiziona su Leonardo prima che questi dossier si chiudano sta scommettendo che almeno uno dei tre si materializza entro l'orizzonte 2027. La verifica prossima è l'approvazione normativa EU del Progetto Bromo, attesa entro fine 2027: se la Commissione segnala apertura prima della scadenza, il mercato anticipa il segnale, non aspetta la data.
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