Saipem Dorra 10 mld|ENI scende, il backlog regge

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Il contratto Dorra: 10 miliardi e la cordata vincente

Saipem è in pole position per uno dei contratti più grandi dell'anno nel settore energetico offshore. Il progetto si chiama Dorra. È un giacimento di gas sviluppato congiuntamente da Arabia Saudita e Kuwait attraverso Al Khafji Joint Operations. Il valore complessivo dell'appalto è di circa 10 miliardi di dollari. Saipem si è presentata in cordata con Larsen and Toubro, colosso indiano delle infrastrutture. Secondo UpstreamOnline, i due soci sono favoriti per l'assegnazione dei pacchetti offshore 2A e 2B. I lavori includono strutture offshore, gasdotti sottomarini e oltre 50.000 tonnellate di attività di fabbricazione. È una commessa che per dimensione e complessità va ben oltre la normale gestione del backlog ordinario. Non è ancora chiaro quale sarebbe la quota specifica in capo al gruppo italiano. Ma gli analisti di Banca Akros hanno già risposto: rating buy confermato, target price a 4,40 euro. Per Banca Akros il contratto può avere un valore significativo per il profilo di rischio del titolo. Il punto centrale non è solo la dimensione economica della commessa. È la natura strutturale del progetto: infrastrutture offshore nel Golfo Persico, con orizzonte temporale pluriennale. Quella zona geografica è oggi al centro di una doppia narrativa: crisi e ricostruzione simultanee. Dorra è un'indicazione che, a prescindere dalle tensioni, l'investimento nell'infrastruttura energetica non si ferma. Arabia Saudita e Kuwait non attendono che lo Stretto di Hormuz si stabilizzi per pianificare il futuro. Questo è il primo segnale che Saipem stia acquisendo visibilità su un ciclo di spesa capex pluriennale. Il checkpoint è preciso: l'assegnazione ufficiale dei pacchetti 2A e 2B. Se arriva, il backlog si consolida e il disaccoppiamento dal greggio diventa strutturale nel medio termine.

Il disaccoppiamento: perché Saipem regge mentre ENI e Tenaris cedono

Il 2 giugno il settore petrolifero europeo ha subito pressioni significative. L'Euro Stoxx 600 del comparto energia ha perso circa l'1%. A Piazza Affari ENI e Tenaris sono stati tra i peggiori titoli del listino. Il WTI è sceso dell'1,8% a 90,5 dollari al barile nella seduta. Il Brent ha ceduto il 2% a 93,08 dollari. Il catalizzatore del calo è stato un segnale di possibile accordo tra Usa e Iran. Trump ha comunicato che Israele ed Hezbollah potrebbero raggiungere un cessate il fuoco in Libano. Un accordo con Teheran e la riapertura di Hormuz sembrava possibile entro la settimana successiva. Il mercato ha deflato il premio geopolitico incorporato nel prezzo del greggio. ENI è un produttore diretto: meno petrolio costoso significa meno margine per barile estratto. Tenaris è un fornitore di tubi per il settore oil and gas: un greggio basso rallenta i nuovi investimenti upstream. Saipem invece ha limitato i ribassi nella stessa seduta e in sessioni successive ha guadagnato il 2,2%. Il meccanismo è strutturalmente diverso dagli altri petroliferi quotati a Milano. Saipem vende contratti EPC: ingegneria, procurement e costruzione. Il suo fatturato dipende dal backlog già acquisito, non dal prezzo spot del greggio. Se Dorra viene assegnato, quella commessa entra nel portafoglio e genera ricavi per anni indipendentemente dalle quotazioni. Il greggio può scendere, ma i gasdotti già commissionati non si smontano. Questo disaccoppiamento non è casuale: è strutturale e il mercato ha iniziato a prezzarlo nel 2026. Un holder di ENI e uno di Saipem stanno facendo scommesse molto diverse sulla stessa crisi mediorientale. Sono due posizioni con logiche di rischio completamente separate pur condividendo lo stesso mercato di riferimento. L'assunzione nascosta che molti investitori trattano come ovvia è che Saipem segua ENI in caso di calo del greggio. I dati di giugno mostrano che quell'assunzione non regge più: il disaccoppiamento è già in atto.

Stretto di Hormuz: la crisi che crea il contratto e il rischio di esecuzione

Lo Stretto di Hormuz è il punto di pressione che governa l'intero scenario per Saipem. Attraverso quel tratto di mare passa circa il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare. Da quando la crisi tra Usa e Iran è esplosa, il tratto è rimasto parzialmente chiuso o sotto tensione. Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato attacchi americani su una petroliera nello Stretto stesso. Teheran si è riservata il diritto all'autodifesa con tutti i mezzi disponibili. Ogni dichiarazione di Trump o di Teheran muove il greggio di 2-3 dollari al barile nello stesso giorno. I negoziati ad Islamabad tra Usa e Iran hanno visto presenti JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner. L'Iran ha inviato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Ghalibaf. Sul tavolo c'è un possibile framework di 45 giorni per creare spazio a colloqui più profondi. Ma il programma nucleare iraniano resta un nodo non negoziabile per Washington. Per Saipem questo scenario produce due forze opposte che si muovono simultaneamente. La prima: se Hormuz rimane instabile, la domanda di infrastrutture energetiche alternative aumenta. Arabia Saudita e Kuwait sviluppano giacimenti come Dorra anche per ridurre l'esposizione ai rischi di transito. La seconda: se la crisi si intensifica, l'esecuzione operativa delle commesse nel Golfo diventa più costosa e rischiosa. Il paradosso è esatto: la stessa crisi geopolitica è sia la fonte del contratto sia il principale rischio di esecuzione. Gli esperti di Kcm Trade descrivono il mercato come concentrato sui movimenti effettivi delle petroliere attraverso Hormuz. Il livello di intensità della crisi determinerà se il premio di rischio rimarrà incorporato o inizierà a ridursi. Chi detiene Saipem oggi non sta comprando solo un'azienda di ingegneria petrolifera. Sta prendendo una posizione implicita su come si risolverà la crisi geopolitica nel Golfo Persico. Il checkpoint da monitorare resta l'assegnazione ufficiale del contratto Dorra da Al Khafji Joint Operations. Se arriva, il backlog si consolida e il disaccoppiamento dal greggio diventa una tesi di medio termine. Se salta, il titolo torna ad essere un proxy diretto dell'andamento del greggio come ENI e Tenaris. Due esiti opposti, separati da una variabile geopolitica che nessun modello finanziario può pienamente prezzare.

Goldman al 4,2% e JPMorgan al 5,1%: il posizionamento istituzionale e la resistenza tecnica

La struttura degli investitori istituzionali in Saipem ha subito un aggiornamento significativo a fine maggio. Le comunicazioni Consob del 28 maggio mostrano Goldman Sachs con una partecipazione potenziale del 4,210%. JPMorgan ha comunicato una partecipazione potenziale del 5,1%. Il termine partecipazione potenziale indica posizioni che includono derivati e strumenti non puramente azionari. Questi numeri non indicano necessariamente acquisti netti recenti di azioni ordinarie. Ma segnalano che due dei principali istituti finanziari mondiali hanno esposizione rilevante al titolo. Dal punto di vista tecnico, il titolo ha compresso tra due livelli chiave identificati dagli analisti di Traders Union. Dopo essersi appoggiato al supporto grafico in area 3,80-3,83 euro, Saipem ha compiuto un balzo oltre i 4,23 euro. Successivamente il titolo ha raggiunto i 4,55 euro, registrando nuovi massimi dell'anno. Il primo target tecnico è identificato in area 4,59-4,60 euro, con secondo obiettivo a 4,64-4,65 euro. La resistenza critica resta l'area 4,40 euro, indicata da Banca Akros come target price del buy. Solo un ritorno sotto i 4,20 euro fornirebbe un segnale tecnico di debolezza significativa. Il segnale da monitorare non è il livello tecnico di per sé: è la direzione del prezzo al momento dell'assegnazione di Dorra. Se il titolo rompe la resistenza a 4,40 prima dell'annuncio, il mercato sta anticipando l'assegnazione. Se rimane sotto 4,40 nonostante le notizie positive, il mercato sconta ancora un rischio di esecuzione elevato. Il posizionamento istituzionale e il livello tecnico convergono verso lo stesso checkpoint: l'assegnazione dei pacchetti 2A e 2B. Quel momento dirà se il disaccoppiamento strutturale è già prezzato o se c'è ancora upside non incorporato.

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