Snam 2%|Rete gas italiana, doppio shock energetico

· FTSE MIB

Il rialzo che nessuno si aspettava

Snam ha chiuso il 17 luglio con un rialzo del 2,16%, nel giorno in cui il FTSE MIB ha perso lo 0,76% e STMicroelectronics è affondata del 6,89%. Non è un movimento casuale di fine seduta: è il segnale che il mercato ha deciso di mettere denaro su una rete gas mentre vendeva chip e tecnologia. Il bottleneck che spiega questo movimento è la crisi energetica doppia — Hormuz bloccato e gas russo in scadenza — che in quel momento stava proiettando l'Italia verso una dipendenza di fatto dalla rete di trasporto e stoccaggio di Snam.

Terna ha guadagnato il 2,53%, Inwit il 2,4%, Snam il 2,16%, Enel il 2,1%: tutte in verde mentre il resto del listino cedeva terreno. La rotazione non è stata generica verso i difensivi: ha premiato in modo specifico le infrastrutture energetiche nazionali. La domanda che il mercato non ha ancora risposto è se quella rotazione sia temporanea — un rifugio da una giornata di sell-off — o l'inizio di un riprezzamento strutturale della rete gas italiana. È la stessa domanda che divide oggi chi detiene Snam da chi la guarda dall'esterno.

La risposta dipende da quanto è grave e permanente la crisi che ha spinto il mercato verso Snam. Se Hormuz si chiude e il gas russo cessa davvero a gennaio, la rete italiana di trasporto e stoccaggio smette di essere un asset regolato che genera rendimenti stabili e diventa l'infrastruttura strategica da cui dipende la sicurezza energetica dell'Europa meridionale. Quella distinzione cambia il multiplo a cui Snam dovrebbe trattare — e forse il mercato ha appena cominciato a capirlo.

La doppia crisi che Descalzi ha raccontato al Parlamento

Il 16 luglio Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, è comparso in audizione davanti alle commissioni parlamentari e ha descritto una situazione che non si vedeva dagli anni Ottanta. Lo Stretto di Hormuz è bloccato: dall'11 luglio non è passata più nemmeno una nave. I Paesi OCSE hanno immesso sul mercato circa 400 milioni di barili di riserve strategiche per tenere il prezzo del greggio tra 90 e 100 dollari al barile — senza questo intervento, il petrolio sarebbe salito ben oltre. Il segnale è che il sistema regge grazie a riserve, non a forniture ordinarie: una differenza che non può durare indefinitamente.

Accanto alla crisi di Hormuz, Descalzi ha sollevato un secondo allarme: da gennaio 2027 scatterà lo stop completo al gas russo verso l'Europa, interrompendo circa 36 miliardi di metri cubi annui che ancora oggi transitano verso il continente. La sostituzione di quei volumi richiede nuove forniture, in particolare dagli Stati Uniti, e la capacità di rigassificare volumi crescenti di GNL. È qui che Snam entra in modo diretto: "L'Italia, grazie ai rigassificatori di Snam, dispone di una maggiore flessibilità" rispetto al resto d'Europa, ha detto Descalzi esplicitamente.

Il divario di stoccaggio è concreto e documentato: molti Paesi europei si trovano tra il 40 e il 46% di capacità riempita, mentre l'Italia è già al 72% e i volumi sono già contrattati. Questa asimmetria trasforma i rigassificatori e la rete di Snam da infrastruttura domestica a hub di ridistribuzione potenziale verso il resto dell'Europa. Non è speculazione: è la conclusione logica della catena descritta da Descalzi in Parlamento. Il problema è che il mercato sta ancora guardando Snam come uno strumento difensivo da giornata di volatilità, non come l'asset che gestisce il collo di bottiglia energetico più critico d'Europa.

Il paradosso degli stoccaggi: dai volumi ai prezzi

Il 72% di stoccaggio italiano sembra un numero rassicurante, e in effetti per i volumi fisici lo è — almeno nel breve termine. Ma Descalzi ha indicato dove il nodo si sposta: il problema potrebbe presto spostarsi dai volumi ai prezzi, con inevitabili ricadute sulle bollette di famiglie e imprese. Questa distinzione è il punto che il mercato ha ancora tralasciato. Un problema di volumi è un rischio binario — o c'è gas o non c'è — e su un rischio binario il mercato prezza Snam come utility difensiva. Un problema di prezzi è diverso: investe la capacità competitiva dell'industria italiana e cambia le dinamiche regolamentari del settore.

Descalzi ha usato entrambe le formulazioni nella stessa audizione: l'Italia è in una posizione relativamente più solida rispetto ad altri Paesi europei, e allo stesso tempo lo stop al gas russo è ovviamente una preoccupazione per tutta l'Europa. Non è una contraddizione retorica: è la struttura precisa del problema. L'Italia è meglio posizionata sulle forniture, ma non è immune dall'effetto prezzo che attraverserà tutto il continente. La rete Snam mitiga il rischio volume ma non assorbe il rischio prezzo. Chi compra Snam oggi pensando che la crisi sia già risolta per l'Italia rischia di aver eliminato il rischio minore tenendo quello maggiore.

Il prezzo del gas naturale ha segnato un incremento dell'1,95% il 17 luglio, avvicinandosi a 56 euro per megawattora. Questo movimento è il leading indicator più diretto per valutare se la crisi si sta materializzando in pressione effettiva sui prezzi. Il gas non sale per la volatilità dei chip: sale perché le posizioni di stoccaggio differenziate tra Europa e Nord Africa stanno già iniziando a riflettersi nelle aspettative sui flussi invernali. È qui che si trova la discriminazione tra il trade difensivo su Snam e il trade strutturale: il prezzo del gas racconta quale dei due scenari si sta concretizzando.

La variabile che decide il trade

Per il detentore di Snam, la variabile da monitorare non è il dividendo regolamentare né il prossimo utile trimestrale: è il gap di stoccaggio europeo. Se l'Europa entra in autunno con stoccaggi intorno al 40-46% mentre l'Italia è al 90% come previsto da Descalzi, la narrativa si capovolge — Snam non è più l'utility difensiva da giornata di sell-off ma l'infrastruttura hub di ridistribuzione del gas verso i mercati a carenza. Quello scenario giustifica un multiplo superiore all'attuale, e il detentore che lo identifica prima del consenso ha già il vantaggio.

Se invece il resto d'Europa accelera il riempimento degli stoccaggi prima dell'inverno — attraverso accordi di fornitura alternativi o una de-escalation a Hormuz — il vantaggio strutturale italiano si riduce e con esso la giustificazione per un premio su Snam rispetto a una utility regolata normale. Il segnale da osservare è uno solo: il prezzo del gas TTF e il livello degli stoccaggi europei nel corso di agosto. Se il TTF rimane sopra 50 euro e gli stoccaggi europei restano sotto il 60% a fine agosto, il trade strutturale su Snam ha le gambe. Se i numeri convergono verso la media storica, il momento di entrata era la giornata del sell-off tech — e si è già chiuso.

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