SpaceX IPO 1,75 trilioni|Chi paga il prezzo del futuro

· FTSE MIB

La quotazione più grande della storia prende forma oggi

Oggi, 4 giugno 2026, prende ufficialmente il via il roadshow di SpaceX. L'azienda aerospaziale fondata da Elon Musk ha fissato il prezzo di offerta a 135 dollari per azione, con una valutazione implicita di 350 miliardi di dollari per la sola tranche in collocamento. Ma il valore complessivo attribuito all'intera società raggiunge 1.750 miliardi di dollari — un numero che non ha precedenti nella storia delle quotazioni in Borsa. Per dare una misura di scala: ASML, il campione europeo dei semiconduttori che ieri ha toccato il nuovo record di capitalizzazione del Vecchio Continente a 580 miliardi di euro, varrebbe meno di un terzo di SpaceX secondo queste proiezioni. La più grande IPO della storia, se le indiscrezioni saranno confermate nelle prossime settimane, supererebbe di gran lunga Saudi Aramco, che nel 2019 raccolse 25 miliardi di dollari alla quotazione. I mercati europei oggi trattano in calo, sotto pressione per le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran che hanno spinto il petrolio al rialzo. Anche Piazza Affari cede circa un punto percentuale. Eppure il centro di gravità dell'attenzione degli investitori globali — compresa la componente italiana che opera su mercati internazionali — è puntato su New York.

Il divario da 970 miliardi che i mercati sembrano voler ignorare

Il problema non è che SpaceX valga molto. Il problema è quanto di quel valore sia ancorato a realtà già dimostrate e quanto, invece, dipenda da scommesse ancora aperte. Gli analisti di Morningstar hanno calcolato un divario di 970 miliardi di dollari tra la valutazione di mercato attesa e quella giustificabile sulla base dei fondamentali attuali. Non è una stima di parte: è l'ordine di grandezza dello scarto tra ciò che i compratori sono disposti a pagare e ciò che i bilanci, i flussi di cassa e le prospettive di reddito documentabili sostengono. La cifra più rivelatrice, però, è un'altra: il 43,7% dell'intera valutazione di SpaceX dipende da Starship e Starlink, due divisioni che non hanno ancora dimostrato profittabilità stabile. Starship — il razzo riutilizzabile destinato alle missioni lunari e marziane — è ancora in fase sperimentale. Starlink — la rete di connettività satellitare globale — cresce rapidamente per numero di abbonati ma non ha ancora tradotto quella crescita in margini consolidati. Significa che quasi la metà del prezzo che un investitore paga oggi incorpora un'opzione su scenari futuri che potrebbero non materializzarsi nei tempi attesi, o che potrebbero farlo con rendimenti molto inferiori alle aspettative. C'è di più. Le indiscrezioni parlano di meccanismi di lock-up graduali per chi entra oggi: non un singolo sblocco post-IPO, ma una progressione scaglionata che rende più difficile valutare con precisione quando e quanto capitale potrà essere liberato sul mercato. Nel frattempo, Polymarket — la piattaforma di scommesse predittive — quota la valutazione finale di SpaceX a 2.000 miliardi di dollari, 250 miliardi in più rispetto alla stima già massima di 1.750 miliardi. È uno degli spread narrativi più ampi che si ricordino in una singola operazione di mercato dei capitali. Due fonti di riferimento, stessa azienda, stessa finestra temporale: 970 miliardi di divario negativo secondo Morningstar, 250 miliardi di premio positivo secondo Polymarket. Questa non è semplicemente incertezza — è una vera e propria competizione tra due interpretazioni di realtà fondate su premesse opposte. Il meccanismo trasmissivo per un investitore italiano è diretto: chi ha in portafoglio ETF tech globali o fondi azionari internazionali sarà esposto all'IPO di SpaceX nel momento in cui l'azienda entrerà negli indici. Chi considera un'allocazione diretta su titoli tech statunitensi si trova oggi di fronte a un bivio tra il rischio di restare fuori dall'operazione dell'anno e il rischio di pagare un premio che la storia del settore conosce bene: le IPO più grandi tendono a sovraperformare nei giorni del roadshow e a deludere nei dodici mesi successivi, salvo eccezioni strutturali come Amazon o Google nel loro tempo.

Le implicazioni per il portafoglio nei prossimi mesi

Tre elementi meritano attenzione nelle prossime settimane. Il primo è la data di ingresso negli indici. Non appena SpaceX sarà quotata — se la valutazione supererà determinate soglie di capitalizzazione e flottante — scatterà l'inclusione automatica negli indici globali, con conseguente acquisto forzato da parte di tutti i fondi passivi che replicano quegli indici. Questo meccanismo tende a sostenere il prezzo nella fase immediatamente successiva all'IPO, indipendentemente dai fondamentali. È una finestra di supporto tecnico che il mercato conosce e che storicamente viene anticipata dai grandi operatori. Il secondo elemento è il confronto con ASML. Il campione europeo dei semiconduttori — presente in molti portafogli istituzionali italiani attraverso fondi azionari europei — ha toccato ieri il record di capitalizzazione continentale a 580 miliardi di euro. Se SpaceX vale tre volte ASML in termini di multipli attesi, la domanda che i gestori di portafoglio si pongono è se il premio di scarsità per un'azienda privata che diventa pubblica giustifichi quella compressione di valore relativo su tutto il resto del comparto tech. Il terzo elemento riguarda la rotazione del rischio. Bitcoin è ai minimi da febbraio, Piazza Affari cede un punto percentuale, le borse europee soffrono per le tensioni geopolitiche. In questo contesto, un'IPO da 1.750 miliardi non avviene nel vuoto: drena attenzione, liquidità e propensione al rischio da altri asset. La soglia da tenere sotto osservazione nei prossimi giorni è il prezzo di chiusura del primo giorno di trading rispetto al prezzo di collocamento di 135 dollari. Se il titolo dovesse aprire con un premio superiore al 20-30%, sarebbe un segnale di domanda istituzionale robusta. Se invece aprisse flat o in calo, significherebbe che anche a 135 dollari per azione il mercato ritiene il prezzo già pieno — e l'intera costruzione valutativa da 1.750 miliardi rientrerebbe in discussione. Per l'investitore italiano che guarda ai mercati globali, quella prima sessione di trading sarà il test più immediato su quale delle due narrative — quella di Morningstar o quella di Polymarket — ha più trazione nel mercato reale.

Link copied