Stellantis 14% ad Aprile|I Dazi USA che non Fanno Paura al Mercato Italiano
La Giornata Nera di Piazza Affari e il Dato che Non Torna
C'è un numero che stride con tutto il resto della giornata del 4 maggio: più quattordici per cento. Mentre Piazza Affari chiudeva in rosso del 1,4 per cento, schiacciata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dal petrolio Brent sopra i 110 dollari al barile, Stellantis comunicava i dati di immatricolazione di aprile in Italia. Quattromila ottocento otto nuove targhe. La crescita più ampia del mercato, per il quarto mese consecutivo, in un contesto dove il presidente Trump aveva appena confermato dazi al 25 per cento sulle auto europee destinate al mercato americano.
La domanda non è perché le borse europee siano scese. La domanda è perché il gruppo automobilistico più esposto ai dazi sull'export abbia invece battuto il mercato domestico proprio nel giorno in cui quei dazi pesavano come macigni sui titoli tedeschi. Volkswagen, BMW, Mercedes: tutti in calo netto a Francoforte. Stellantis, a Milano, ha tenuto la posizione.
Bisogna mettere in fila i fatti per capire dove si nasconde il meccanismo. Il mercato italiano dell'auto ad aprile ha registrato un rimbalzo complessivo dell'11,58 per cento, con 155.210 nuove immatricolazioni. Il contesto generale era già positivo, sospinto dai mesi precedenti. Ma Stellantis ha fatto meglio del mercato: quota al 31,4 per cento, con Fiat Pandina al primo posto assoluto con 8.576 immatricolazioni, Jeep Avenger al secondo con 4.276, e la cinese Leapmotor T03 al terzo con 4.090. Nei primi quattro mesi del 2026, il gruppo ha totalizzato 206.609 registrazioni in Italia. Un dato che non si vedeva da tempo.
Tutto questo nel giorno in cui i media riportavano di navi iraniane e americane allo Stretto di Hormuz, di un'esplosione su una nave sudcoreana nella zona, e di dichiarazioni incrociate sul destino del transito delle petroliere. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent aveva rassicurato i mercati, ma gli indici europei non ci credevano. Milano cedeva, Parigi cedeva, Francoforte cedeva. Eppure il dato sull'auto italiana era lì, solido, con un più quattordici che faceva capire che qualcosa non stava girando come previsto.
Perché i Dazi non Colpiscono Stellantis in Italia
Il meccanismo che spiega questo dato è preciso, ma non immediato. I dazi al 25 per cento annunciati da Washington colpiscono le auto europee esportate verso il mercato americano. Questo significa che i produttori tedeschi, che hanno nella penetrazione USA una quota rilevante del loro fatturato, subiscono una pressione diretta sui margini e sulle prospettive. Volkswagen vende decine di migliaia di vetture all'anno negli Stati Uniti. Il dazio aumenta il costo di quella merce nel momento in cui entra nel porto americano.
Stellantis, invece, ha una struttura produttiva diversa. Il gruppo ha impianti negli Stati Uniti, e la quota americana del portafoglio viene servita in parte dalla produzione locale. Ma il dato del 4 maggio non riguarda questo: riguarda il mercato italiano, quello domestico, quello che non passa per Hormuz e non conosce i porti americani. Le immatricolazioni italiane di aprile sono vendite in Italia, a consumatori italiani, con auto prodotte per il mercato europeo. Su questo flusso, i dazi USA non hanno incidenza diretta.
Il punto che cambia il quadro però è un altro. Leapmotor, il marchio cinese in cui Stellantis ha una quota significativa, ha ottenuto ad aprile il terzo posto assoluto tra i modelli più venduti in Italia con il suo T03. Una vettura cinese, prodotta con costi cinesi, venduta in Italia attraverso la rete Stellantis. In un contesto in cui i dazi USA sulle auto europee si concentrano sulla produzione del Vecchio Continente verso l'America, il posizionamento di Leapmotor nel mercato italiano è invece fuori dalla traiettoria del conflitto commerciale. È un flusso diverso, con un'economia diversa, che contribuisce a gonfiare il dato aggregato di gruppo.
Qui però emerge il punto di rottura di questa lettura. Il vantaggio attuale di Stellantis sul mercato domestico dipende da un equilibrio fragile. Se Bruxelles dovesse rispondere ai dazi USA con contromisure sulle auto cinesi — come già discusso in ambito europeo negli scorsi mesi — Leapmotor, distribuita proprio da Stellantis, potrebbe essere colpita. I margini sul T03, già compressi, sarebbero ulteriormente sotto pressione. In quel caso, il contributo del marchio cinese alle quote italiane diventerebbe un problema, non un vantaggio.
Cosa Succede Adesso e Dove Cercare la Conferma
La storia del mercato auto italiano nel 2026 ricorda per certi versi quanto accaduto nel 2019, quando i dazi sull'acciaio introdotti dall'amministrazione Trump avevano colpito i produttori europei in modo asimmetrico. I gruppi con produzione locale negli USA avevano assorbito l'impatto meglio di quelli dipendenti dall'export diretto. Stellantis aveva già allora una presenza manifatturiera americana che le aveva consentito di navigare quel contesto con meno danni rispetto ai concorrenti tedeschi. Il copione si ripete, con una variabile nuova: il ruolo di Leapmotor.
Le variabili da seguire nei prossimi giorni sono due. La prima è la risposta dell'Unione Europea. Se Bruxelles conferma contromisure specifiche sulle auto cinesi esportate in Europa, il modello di business che ha trainato le quote di aprile di Stellantis in Italia potrebbe cambiare entro pochi mesi. La soglia da monitorare è quella dei dazi sulle vetture elettriche cinesi: già oggi alcuni marchi affrontano un regime tariffario differenziato, ma un'estensione generalizzata cambierebbe il calcolo. La seconda variabile è il petrolio. Con il Brent sopra 110 dollari e lo Stretto di Hormuz in tensione, i costi logistici salgono per tutta la filiera. Un'escalation ulteriore comprimerebbe i margini su tutta la catena di produzione e distribuzione automobilistica, indipendentemente da dove vengono prodotte le vetture.
Le prove a oggi indicano che il mercato italiano dell'auto ha trovato un terreno di crescita reale, e che Stellantis ne sta beneficiando in modo sproporzionato rispetto alla concorrenza europea. La quota al 31,4 per cento per il quarto mese consecutivo non è un dato statistico isolato: è un trend con radici. Ma il test di tenuta di questo trend arriverà quando — non se — le dinamiche commerciali tra Europa e Cina diventeranno più rigide. Se a quel punto Leapmotor dovesse perdere competitività in Italia, il dato di aprile resterà il picco di un ciclo, non la base di uno nuovo.
Il parametro da verificare nella settimana che inizia domani, 5 maggio, è la risposta di Bruxelles alle misure di Washington e l'eventuale estensione delle misure tariffarie sulle auto cinesi. Quel dato dirà più di qualsiasi trimestrale se il vantaggio di aprile è strutturale o temporaneo.