TIM contro FiberCop|7,89 euro a rischio se i costi di rete salgono

· FTSE MIB

La rete venduta torna a fare paura

Telecom Italia ha depositato oggi un'azione legale al Tribunale di Milano contro FiberCop, la società della sua rete fissa ceduta a KKR nel luglio del 2024. Il nodo è semplice: FiberCop vuole alzare i listini wholesale da settembre, TIM vuole che si applichino i prezzi scritti nel Master Service Agreement firmato al momento della cessione. Il tribunale non ha ancora deciso — ha chiesto a TIM chiarimenti, e l'udienza è fissata per inizio luglio. Ma il segnale è già arrivato al mercato: la rete che TIM aveva venduto per alleggerire il bilancio ora si rivolta contro di essa come cliente wholesale.

Il paradosso è preciso. TIM ha dismesso la rete fissa per ridurre il debito, attirare l'offerta di Poste Italiane e presentarsi come asset più snello alla vigilia dell'OPAS da 10,8 miliardi. Ma FiberCop — oggi operatore wholesale autonomo sotto il controllo di KKR — ha interesse opposto: massimizzare i ricavi dalla rete, adeguando le tariffe all'inflazione e ai costi di investimento. Il conflitto non è tecnico. È strutturale: l'acquirente della rete e il suo ex proprietario hanno obiettivi di prezzo che si escludono a vicenda.

Sul piano regolamentare la posizione è altrettanto incerta. Agcom pubblicherà il nuovo listino il 16 settembre. FiberCop sostiene che i prezzi italiani resteranno i più bassi d'Europa anche dopo gli aumenti: FTTH tra 13 e 15 euro al mese, contro i 54 euro della Germania e i 35 del Belgio. TIM risponde che il confronto europeo non è rilevante — ciò che conta è il contratto firmato nel 2024. E se Agcom approva i nuovi listini, quegli stessi prevalgono sull'MSA, come previsto dall'accordo stesso. Il margine operativo di TIM come operatore retail dipende quindi da un'autorità di regolazione che non è parte del contratto.

Il prezzo della rete decide il valore dell'OPAS

L'OPAS di Poste Italiane su TIM è fissata a 7,891 euro per azione, con una componente cash di 1,67 euro e 0,218 azioni Poste per ogni azione TIM portata in adesione. Il valore totale dell'operazione è 10,8 miliardi. Le sinergie stimate sono 700 milioni l'anno a regime, basate su una razionalizzazione degli investimenti in tecnologia e su economie di scala tra i 150.000 dipendenti combinati. L'assemblea di Poste ha approvato il relativo aumento di capitale il 18 giugno con il 99,81% dei voti favorevoli. L'OPAS dovrebbe partire ad agosto.

Il modello delle sinergie non contempla un aumento strutturale dei costi di accesso alla rete fissa. Se i listini FiberCop aumentano come proposto — con i contributi di attivazione che passano da circa 8 a 50 euro, e quelli di disattivazione da 8 a 60 euro — il conto economico di TIM retail peggiora prima ancora che l'integrazione con Poste inizi. Banca Akros stima le azioni TIM a 8,6 euro post-raggruppamento, incorporando le sinergie Poste. Quel target presuppone una struttura di costi di rete stabile. Una revisione al rialzo dei listini wholesale rimette in discussione la base delle stime.

L'assunzione nascosta nel consenso è che il prezzo della rete ceduta a KKR rimanga ancorato all'MSA. La posizione di FiberCop — e la risposta di Agcom prevista per settembre — smentisce quell'assunzione. Chi compra TIM a 7,85 euro in attesa dell'OPAS a 7,891 euro sta prezzando uno spread minimo, ma non sta prezzando il rischio che le sinergie dell'operazione si restringano prima ancora della chiusura. Chi detiene TIM per l'OPAS guarda il prezzo di offerta; il vero discriminante è il costo operativo della rete che TIM non possiede più.

Luglio e settembre: due date che decidono tutto

Il punto di irrisolvibilità non è giuridico ma regolamentare. Il Tribunale di Milano ha già segnalato una difficoltà: ha chiesto a TIM di spiegare perché non può ricorrere direttamente ad Agcom invece di rivolgersi al giudice civile. Se il tribunale non concede la misura cautelare a inizio luglio, TIM resta esposta ai nuovi listini fino alla decisione di Agcom di settembre. Se invece il giudice blocca l'applicazione unilaterale dei nuovi prezzi nelle aree regolate, FiberCop perde leva negoziale prima che Agcom si pronunci.

FiberCop ha già aperto uno spiraglio: secondo Milano Finanza, starebbe valutando di mantenere il livello dei prezzi finali di periodo ma di spalmare gli aumenti su un arco di tempo più lungo, con un primo scalino più morbido. Non è una concessione formale — è una posizione tattica in attesa del pronunciamento Agcom. Ma rivela che la posizione di FiberCop non è rigida, e che la pressione del ricorso TIM ha già prodotto un effetto negoziale.

Per chi detiene TIM, il monitoraggio da fare non è il prezzo dell'OPAS ma la decisione del tribunale a inizio luglio e il listino Agcom di settembre. Se il tribunale dà ragione a TIM o se Agcom modera gli aumenti, il costo di rete rimane contenuto e le sinergie dell'integrazione con Poste tengono. Se invece FiberCop ottiene libertà di prezzo e Agcom approva il listino senza modifiche rilevanti, il conto economico di TIM come operatore retail si deteriora in un momento in cui la società deve presentarsi come asset attraente per l'acquisizione. Il vero rischio per chi guarda TIM oggi non è che l'OPAS salti — è che il prezzo della rete eroda il razionale industriale prima che l'integrazione cominci. L'udienza di luglio è il primo segnale concreto di quale delle due letture prevarrà.

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