Warsh giura alla Fed|BOT 7,5 mld nel mirino
Il nuovo presidente Fed entra in scena
Kevin Warsh ha giurato come presidente della Federal Reserve alla Casa Bianca. Non succedeva dai tempi di Alan Greenspan nel 1987. Il Senato lo ha confermato cinquantaquattro a quarantacinque. Ha cinquantasei anni, viene da Stanford e Harvard, ed era già stato governatore della Fed fra il duemilasei e il duemilaundici. Trump lo ha presentato chiedendo indipendenza totale. Warsh ha parlato di approccio orientato alla riforma. La prima riunione del comitato di politica monetaria sotto la sua guida è fissata per il sedici e diciassette giugno. Jerome Powell resta nel consiglio con voto attivo, un precedente raro nella storia della banca centrale americana. A Milano i listini hanno chiuso positivi con Avio ancora protagonista, STMicroelectronics in recupero e Stellantis in leggero rialzo dopo la presentazione del piano industriale. Wall Street ha chiuso con lo S&P 500 a più zero virgola sessantadue per cento. La seduta europea si è chiusa con il vento americano alle spalle.
La riforma promessa e i prezzi che non credono
Sulla carta arriva un presidente nuovo e dichiaratamente riformista. Nei prezzi succede l'opposto. L'indice dei prezzi al consumo americano di aprile è salito dello zero virgola sei per cento mensile e del tre virgola otto per cento annuale. I costi energetici corrono al diciassette virgola nove per cento su base annua. La benzina alla pompa negli Stati Uniti è passata da due dollari e novantotto centesimi a fine febbraio a quattro dollari e cinquantasei oggi, un aumento del cinquantatré per cento in tre mesi. Eppure JPMorgan ipotizza tassi fermi fino al duemilaventisette. Il CME FedWatch assegna alta probabilità a tassi invariati già a giugno. I futures di Wall Street hanno accolto il giuramento in leggera flessione. Il mercato sente la parola riforma e prezza immobilità. Powell non esce dalla stanza: rimane nel consiglio con diritto di voto, il che significa che la prima votazione di politica monetaria del sedici giugno non sarà una decisione di Warsh da solo, ma un test di consenso interno con il predecessore seduto al tavolo.
L'asta BOT di domani e il costo del silenzio
Per l'Italia il punto di verifica è immediato. Il ventisette maggio il Tesoro porta in asta BOT semestrali con codice ISIN IT0005711749 per sette miliardi e mezzo. Il ventinove maggio vanno in scadenza nove miliardi e cinquecentoventi milioni di BOT, su una circolazione complessiva di centoquarantaquattro miliardi e trecentocinquantasei. Il Tesoro rifinanzia meno di quanto rimborsa, in una settimana in cui la curva americana si muove sulle prime parole del nuovo presidente Fed. Il rendimento marginale dell'asta di domani dirà se il mercato obbligazionario italiano prezza già l'immobilismo della Fed o se aspetta il sedici giugno. Se Warsh resta riformista nelle dichiarazioni ma il comitato continua a votare per tassi fermi, il costo del debito a breve italiano rimane ancorato in alto più a lungo del previsto. La vera incognita non è il giuramento di oggi, ma la prima votazione di giugno con Powell ancora al tavolo.
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