Webuild-Trevi|Il cash da 295 milioni che sfida lofferta in azioni di Icop

· FTSE MIB

Il contante batte la carta

Webuild lancia un'offerta pubblica di acquisto totalitaria su Trevi Finanziaria Industriale, tutta in contanti, a 4,50 euro per azione. La valutazione complessiva è di circa 295 milioni di euro, un premio del 29,8% sull'ultimo prezzo di Trevi prima che la partita per il suo controllo si aprisse.

Un mese prima, il 28 giugno, era stata Icop a muoversi per prima, con un'offerta di scambio: 0,133 nuove azioni Icop per ogni azione Trevi. Il consiglio di Trevi l'aveva respinta perché priva di logica industriale. Il valore implicito di quel concambio, ai prezzi recenti, restava fermo attorno a 3,93-4,16 euro, ben sotto il contante offerto ora da Webuild.

Perché il cash cambia la partita

Webuild fissa la condizione di adesione al 66,7% dei diritti di voto, una soglia molto più raggiungibile del 90% richiesto da Icop per procedere al delisting. In più l'offerta non è subordinata alla rinuncia al recesso delle banche finanziatrici di Trevi, un vincolo che invece pesava sulla proposta concorrente.

Webuild ha dichiarato di disporre già delle risorse necessarie tramite un finanziamento contratto con Goldman Sachs Bank Europe, Intesa Sanpaolo e Natixis. Il general manager Massimo Ferrari ha precisato che il costo del debito resterebbe in linea con quello attuale, e che l'integrazione potrebbe persino migliorare l'accesso ai mercati dei capitali.

Per Pietro Salini l'operazione non è un'avventura opportunistica ma il primo passo concreto del nuovo Piano Industriale 2026-2029, che Webuild presenterà a fine settembre. L'obiettivo dichiarato è internalizzare competenze geotecniche oggi affidate a terzi, rafforzando il controllo sull'esecuzione dei grandi progetti infrastrutturali.

Quanto vale davvero l'integrazione

Webuild stima sinergie industriali e commerciali ricorrenti per 80-90 milioni di euro di Ebitda annuo a regime. Includendo gli effetti operativi e commerciali, l'operazione risulterebbe accrescitiva sull'Ebitda del gruppo per 150-170 milioni di euro, un beneficio che si aggiunge a un semestre già solido: ricavi a 6,65 miliardi ed Ebitda in crescita del 13,6% a 673 milioni.

Salini prevede di depositare il documento d'offerta dopo l'estate, aprire il periodo di adesione in autunno e completare l'operazione entro la fine dell'anno. Trevi manterrebbe la sua sede e identità italiana, mentre Icop resta comunque in corsa: la partita a due per il controllo del gruppo di Cesena non si è ancora chiusa.

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